«Sarò il manager di An»

«Te la senti?» «Me la sento ed è un onore». Con una breve ma rivoluzionaria telefonata, Gianfranco Fini il leader di An l’altra sera ha cambiato la vita di Eugenio Minasso. Da ieri, il consigliere regionale è coordinatore ligure del partito al posto di Giorgio Bornacin, l’uomo che ha traghettato il partito dall’Msi a oggi. Le note biografiche sono che è nato a Sanremo l’11 giugno del 1959, che è sposato dal 1998 con Marcella Golizio, «lo metta perché mia moglie poi s’offende», che ha due figli, Roberta di 7 anni e Pietro di 4, che è anche presidente provinciale di An a Imperia e che nella vita è dirigente d’azienda.
Minasso, e adesso?
«Sento una grande responsabilità».
E fa bene, con la confusione che c’è in An.
«Siamo alla svolta, le nomine dei nuovi coordinatori provano che è finito il tempo degli equilibrismi fra correnti»
Lei però è di Nuova Alleanza, quella di Matteoli.
«Io sono fedele a Fini da sempre, nell ’89 fui espulso dall’Msi perché ero vicino alle sue posizioni».
Si avvicinano le politiche, se la sente?
«Ho la carta vincente, anzi due»
La prima.
«Esporterò il modello imperiese: coinvolgimento del maggior numero possibili di persone capaci, nessuna guerra fra correnti, partecipazione allargata, collegialità nella Casa delle libertà. Non a caso laggiù vinciamo sempre, fatto salvo il caso isolato di Sanremo».
La seconda carta.
«Sono dirigente di una multinazionale americana».
Gestione manageriale del partito.
«Ho nel sangue l’esperienza nell’affidare i ruoli giusti alle persone con le competenze giuste».
Quanti voti ha preso alle regionali?
«6116 preferenze. Il secondo imperiese è stato Alessio Saso, Destra sociale: 4900. Dove si dimostra che non bisogna restare imbrigliati nelle correnti».
Da quanto tempo è in politica?
«Da sempre, mio padre era segretario dell’Msi».
Come sono i suoi rapporti con Bornacin?
«Buoni».
Dica una cosa buona di Bornacin.
«Ha traghettato il partito dall’Msi ad An a oggi».
Dica una cosa cattiva di Bornacin.
«È juventino».
E lei?
«Interista».