Sarò perfettino, ma non perdo i pezzi

Chi è disordinato dentro non ha alternative: deve mascherare il difettuccio. Ho l’inquietante sensazione di averlo mascherato fin troppo. Dopo anni di onesto lavoro trascorsi a far violenza su me stesso nel cercare di tenere tutto in ordine, scopro che il casino totale su certe scrivanie non solo è indice di alta produttività, ma persino di cultura, ricchezza, esperienza. Giusto per mettere in ordine la sequenza dei pensieri, sarei quindi: un filo ignorante, quel tantino inesperto e, perché no, destinato a una vita di stenti. Ricerca alla mano, ricerca che, solo per il rispetto che porto all’ordine, non tagliuzzo per poi raccoglierne i pezzettini e archiviarli ordinatamente nel water, ricerca alla mano, dicevo, farei anche la figura di colui che lavora poco perché se ne va quel tot di tempo al giorno per riporre e quella cosa e quell’altra. Mettiamo pure che ogni giorno che Dio manda in terra quegli individui ordinati, scarsamente produttivi e ignoranti perdano tot tempo nel tenere come si deve scrivania e cassetti; ma vogliamo mettere le perdite di tempo che il personale delle pulizie lascia sul campo nel pulire le alcove dei disordinati? E le perdite di tempo dei centralinisti che «me lo dai tu il numero che non lo trovo...»; e le perdite di tempo del collega che «ma non l’avevi messo là quell’appunto?». Mentre scrivo, qui, ordinatamente seduto nella sala stampa di Misano, Gp di moto, Valentino Rossi e annessi e connessi, un noto commentatore che ama scrivere a penna guarda disperato il tavolo lindo e specchiato davanti a sé: «Dov’è finito il mio pezzo? – sbotta -. L’avevo scritto su un foglio e lasciato in mezzo agli altri comunicati». In fondo al salone, la signora delle pulizie sta chiudendo la porta: ha il sacco pieno. Che gran lavoro ha fatto la signora. Tutto è ormai in ordine. Compreso l’articolo del noto collega. Glielo dico oppure no? No, non vorrei far perdere tempo.
Benny Casadei Lucchi