«Sarò il regista delle passeggiate spaziali»

«Mi sento come un atleta che si è addestrato per la maratona e finalmente è alla partenza»

Matthias A. Pfaender

L’astronauta Paolo Nespoli sarà, dopo Franco Malerba, Maurizio Cheli, Umberto Guidoni e Roberto Vittori, il quinto italiano ad andare nello spazio. È il primo milanese. Ha 49 anni, una laurea in Ingegneria meccanica e una in Ingegneria aerospaziale presa a New York. È stato istruttore alla scuola militare di paracadutismo di Pisa. Dal 1991 ha lavorato all’addestramento degli astronauti europei presso il centro dell’Esa a Colonia e poi alla preparazione dei computer di bordo della vecchia stazione spaziale russa Mir.
Nespoli, lei sarà il quinto italiano a prendere parte a una missione spaziale. Cosa prova?
«Mi sembra di essere un atleta che si è addestrato per correre una maratona e che adesso finalmente è al blocco di partenza».
Otto anni di addestramento negli Stati Uniti per prepararsi a questa missione. Come ha vissuto questo lungo periodo?
«Nei primi due anni di addestramento ho acquisito le qualifiche di base per volare sullo Shuttle e sulla Stazione spaziale internazionale. In teoria sarebbe stato possibile volare già nel 2000, ma ho dovuto aspettare altri sei anni per una serie di problemi, non ultimo l’incidente del Columbia. C’è voluto un po’ di tempo in più rispetto allo standard di due-quattro anni, ma non è stato tempo perso: mi è servito per acquisire capacità addizionali».
Sullo Shuttle sarà lo specialista di missione. Non «passeggerà» nello Spazio?
«No, non andrò fuori, ma avrò il compito importante di regista. Sarò anche il responsabile dalla preparazione e del controllo delle tute. Sarò insomma alla guida di tutte le operazioni che permetteranno ai miei colleghi di effettuare in sicurezza le “passeggiate spaziali”. Gli astronauti sono in fondo risorse e vengono utilizzati come tali, nel modo più utile e funzionale possibile; e solo quando servono».