Sarà riesumato e portato al cimitero il corpo del boss sepolto in chiesa

da Roma

La tomba di Enrico De Pedis, esponente di spicco della Banda della Magliana, il cui nome è tornato in ballo in questi giorni con la rispolveratura del caso di Emanuela Orlandi, scomparirà dall’interno della chiesa di Sant’Apollinare.
Lo ha annunciato ieri il legale della famiglia dell’uomo, ucciso nel 1990 per un regolamento di conti, che sembrerebbe aver avuto un ruolo nella sparizione della giovane. L’avvocato Lorenzo Radogna ha spiegato che il corpo di «Renatino» verrà cremato, senza fornire altre indicazioni sul luogo della futura sepoltura. «È questa - ha aggiunto il legale - la volontà della famiglia, che dopo tanti anni intende mettere fine a questa storia e per questo si è detta disponibile a concedere il consenso per l’ispezione e la riesumazione del cadavere».
Intanto due giorni fa è stato ascoltato Massimo Carminati, ex componente dei Nar, che ebbe contatti con l’organizzazione criminale romana. L’ex terrorista nero, ora libero ma all’epoca dei fatti detenuto, è stato sentito in questura dal procuratore aggiunto Italo Ormanni e dai sostituti Andrea De Gasperis e Simona Maisto, alla presenza del capo della squadra mobile Vittorio Rizzi.
Carminati, accusato di essere stato ingaggiato dalla Banda della Magliana per uccidere il giornalista Mino Pecorelli, di aver partecipato a un tentativo di depistaggio sulla strage di Bologna e di aver preso parte a un furto al caveau del tribunale di Roma nel 1999, non ritiene credibile la versione della testimone Sabrina Minardi, ex amante di De Pedis. Davanti ai magistrati, quindi, non solo avrebbe escluso la fondatezza di quanto è stato detto in questi giorni sul rapimento della giovane cittadina vaticana, ma anche sul ruolo dei personaggi di primo piano nella vicenda.
Intanto gli inquirenti hanno deciso di riesaminare tutti gli atti dell’inchiesta per cercare spunti utili o non sufficientemente approfonditi in passato. Tra questi una serie di intercettazioni degli anni ’80 ritenute attendibili. Si tratta di due chiamate arrivate ai genitori di Emanuela Orlandi nell’estate del 1983 e con le quali venivano comunicate le modalità per il recupero del tesserino del corso di musica e una sua lettera in cui diceva di stare bene. Obiettivo degli investigatori è quello di verificare se esista la possibilità di attribuire quelle voci registrate a qualche membro della Banda della Magliana.