Sarà solo una nuova guerra fredda, ma potrà salvarci dal terrorismo

La Terza guerra mondiale, con tanto di atomica sventolata dall’Iran islamonazista e da Vladimir Putin in pura dottrina Kgb, è un’ipotesi possibile ma non è probabile. George W. Bush ha lanciato l’allarme perché la sua credibilità internazionale è minata dall’andamento lungo e doloroso del dopoguerra in Irak, anche se la situazione in Irak va proprio ora migliorando vistosamente, e perché ha bisogno di preparare gli americani all’imminente bombardamento sull’Iran. Il presidente americano manda perciò a dire agli alleati, e avvisa Putin, che questa è una decisione necessaria e non rimandabile.
Più che al disastro di un conflitto mondiale stiamo ritornando duramente alla guerra fredda che con ingenuità all’inizio degli anni ’90 era stata data per morta. C’è un aggravante, l’attacco dell’Islam terrorista all’Occidente continua ad essere sottovalutato, ma nella nuova guerra fredda è cruciale e ricopre il ruolo che fu del comunismo sovietico. Nel rischio di non contare più nulla, Vladimir Putin rinnovella sogni di potenza e tesse trame con i peggiori, usando come arma le risorse sotterranee. Forse il governo polacco esagera quando chiede subito lo scudo spaziale, ma la cultura democratica e la rassegnazione al ridimensionamento da parte di Vladimir Putin sono state soprattutto un’illusione europea. Boris Eltsin è stato l’unico.
Ci aspettano certamente crisi che possono precipitare, ed episodi di ostilità gravi anche se locali e limitati. Potrebbe essere per il nostro bene. La guerra è un’ipotesi non solo possibile ma anche probabile nella vita e nel mondo degli umani, anzi è proprio la pace ad essere un intervallo tra due guerre. Qualche volta la guerra è utile e salutare, altre volte semplicemente inevitabile. Nell’Europa della seconda metà del 900, soprattutto in Italia, però il concetto è andato sciogliendosi nelle prediche e nelle politiche fumose di un pacifismo figlio della Resistenza, che riempiva piazze e bocche, nella violenza comunista, nel sopruso sindacale, nelle canne e negli esami collettivi. Contribuì un Concilio Vaticano II populista e lassista, fabbrica e borgata. Rimane profondamente distorto il nostro modo di parlare di pace e guerra, collocando nella prima parola e nella sua evocazione tutta la felicità e la speranza dell’esistenza, nella seconda tutto il male e la disperazione. Poi ci ha salvato Ronald Reagan. Chi ci salverà oggi dal terrorismo?