Sarà vera gloria? Gli scrittori sull’onda

Parte la stagione dei premi. Dai campioni agli esordienti: ecco qualche notizia su di loro che non troverete nelle quarte di copertina

L’estate dei premi letterari e dei romanzi da ombrellone si avvicina col suo fiato caldo. Da qualche parte fanno già il bagno ed è il momento in cui gli scrittori italiani scaldano i muscoli. In quest’ora fatale non c’è casa editrice che non schieri ai blocchi di partenza i suoi campioni, i suoi campioncini, le vecchie glorie, i giovani del vivaio e gli inevitabili brocchi, tutti sospinti dagli stessi risvolti ruffiani, dagli stessi comunicati entusiasti, insomma dal solito doping degli uffici stampa. Ecco qualche notizia che sulle quarte di copertina non troverete di sicuro.
FULVIO ABBATE
La vita comincia a cinquant’anni. Fulvio Abbate, classe 1956, dopo cinque romanzi con Baldini Castoldi Dalai lo conoscevano solo gli amici, adesso che ha pubblicato Roma. Guida non conformista alla città con un editore minuscolo, Cooper, lo leggono pure i tassisti. Lo hanno schiaffato nella classifica della «Varia» facendogli un grave torto perché il suo libro non c’entra nulla con quelli dei cantanti, dei comici e dei calciatori: Roma è una guida letteraria dove a ogni pagina spunta Pasolini (ogni tanto purtroppo anche Veltroni ma nessuno è perfetto). Il ritratto della capitale è assai indulgente, perciò l’autore sta riscuotendo un enorme successo nei salotti e nelle vinerie. A luglio-agosto farà furore sulla spiaggia di Capocotta.
NICCOLÒ AMMANITI

e MARIO FORTUNATO
Come Dio comanda di Niccolò Ammaniti è il favorito allo Strega e se dovesse davvero vincere bisognerebbe aggiungere un sottotitolo: «... e come Rimoaldi dispone». L’unico avversario plausibile del campione Mondadori si chiama Mario Fortunato, funzionario del narrativamente corretto: omosessuale, resistenziale, europeista, antirazzista e ovviamente molto veltroniano. Il suo è un cocktail talmente prevedibile che lo Strega se lo meriterebbe ma la Bompiani ha già prevalso l’anno scorso con Sandro Veronesi e una doppietta non si registra dal 1990-91, quando vinsero due libri Einaudi di seguito.
LAURA BOSIO
La terza incomoda. Al premio di Anna Maria Rimoaldi ci sarà anche la scrittrice di Vercelli con una storia giustamente di risaie, Le stagioni dell'acqua (Longanesi). In questi tempi di siccità un titolo idrico potrebbe essere di buon auspicio ma non basterebbe un diluvio per inumidire le aride logiche editoriali che condizionano i giurati dello Strega. Quindi meglio non farsi illusioni e partecipare «con serenità», come ha dichiarato.
GAETANO CAPPELLI
Forse è la volta buona. Lo scrittore lucano, solito sfrecciare in Jaguar sulla superstrada Basentana, in questi anni ha molto seminato nel campo della narrativa lussuosista ma i frutti li ha raccolti Alessandro Piperno. Adesso basta, si sarà detto, e ha fornito al romanzo in uscita per Marsilio un titolo senza risparmio: Storia controversa dell'inarrestabile fortuna del vino Aglianico nel mondo. È previsto un notevole scialo anche in fase promozionale, con presentazioni nelle migliori cantine del Vùlture. Antonio D’Orrico si è incuriosito dando spazio a Cappelli sul Corriere Magazine, con grande foto e una definizione che lo ha mandato in brodo di giuggiole: «Elegante gentiluomo meridionale».
GIANRICO CAROFIGLIO
Andiamoci piano con l’ironia, Carofiglio è magistrato e in Italia i magistrati hanno sempre ragione. Per cui la domanda che in molti si pongono la riportiamo fra virgolette prudenti: «Come fa un uomo così impegnato nella lotta contro il crimine a trovare il tempo per riempire di legal-thriller le classifiche di vendita e i cataloghi di ben due case editrici, Rizzoli e Sellerio?». Sta di fatto che il pubblico ministero barese firmerà l’imminente Cacciatori nelle tenebre insieme al fratello Francesco: che il segreto della sua produttività risieda in una famiglia molto affiatata?
CAROLINA CUTOLO
È una di quelle cattive ragazze che un tempo sarebbero finite nell’harem di Castelvecchi. Invece l’ha pubblicata Elido Fazi che però ha delegato la promozione di Pornoromantica direttamente all’autrice. Sebbene sia un’esordiente se la cava meglio di tanti veterani, ha inventato il «marketing masturbatorio» (se abbiamo capito bene è una sorta di attivismo autarchico), dispone di un cliccatissimo sito internet e macina presentazioni a tutto spiano, da Nord a Sud isole comprese. Viaggia in treno ed è così determinata che durante uno sciopero dei ferrovieri l’hanno vista arrivare in autostop. Col carattere che si ritrova non ha sofferto molto quando il suo libro è stato definito «un blog rilegato».
GIUSEPPE FERRANDINO
Nativo di Ischia, Ferrandino anziché starsene in spiaggia a Casamicciola conduce vita misteriosa tra la Francia e gli Usa. Nemmeno il suo editore, Mondadori, sa precisamente dove si trovi, comunicando con lui solo attraverso internet. Arcani anche i motivi che lo hanno spinto a imbarcarsi nella stesura di Spada, annunciato come il seguito del Visconte di Bragelonne che già era il seguito di Vent’anni dopo che a sua volta era il seguito dei Tre moschettieri. Pure le dimensioni (quasi 1.200 pagine) sembrano fatte apposta per gettare nella disperazione i lettori che avevano decretato il successo di Pericle il nero (pagine 140).
SILVANA GRASSO e SILVANA LA SPINA
Le due Silvane. Le confondono tutti perché sono entrambe siciliane, hanno lo stesso nome e appartengono grosso modo alla medesima generazione (grosso modo perché le rispettive date di nascita sono circondate dalla più impenetrabile omertà). Logico che le due signore non si siano mai amate troppo. Adesso, per complicare ulteriormente le cose, i loro libri escono in contemporanea. Le sigle sono diverse, Silvana Grasso (Pazza è la luna) pubblica con Einaudi, Silvana La Spina (Lo sbirro femmina) con Mondadori. Ma il gruppo editoriale è lo stesso, accidenti.
SERGIO CLAUDIO PERRONI
Sogna di vincere un grosso premio ma con il milione di nemici che si è fatto può appunto sognarselo. L’autore di Non muore nessuno (Bompiani) ha stroncato, sul sito www.poetastri.com, tutti i bei nomi della società letteraria romana da Arbasino a Zeichen. Non pago, ha litigato rumorosamente con Sandro Veronesi che gli era amico e cliente (Perroni vive facendo editing ovvero correggendo e sistemando i libri degli scrittori che non sono capaci di scriversi un romanzo da soli). Questa ennesima mossa suicida gli ha alienato le simpatie del potente clan Fandango. Il suo donchisciottismo lo renderebbe simpatico, se non fosse così odioso.
VINCENZO RABITO
L’autore più vitale dell’estate 2007 sarà un morto. Rabito è un geniale semianalfabeta siciliano che ha vissuto in prima persona il più disastroso Novecento immaginabile, guerre, fame, emigrazioni, elezioni, ricavandone l’autobiografia sua e della nazione. Sia perché defunto sia perché semianalfabeta, Rabito non ha amici fra i giurati di nessun concorso eppure qualcosa lo ha già vinto: il premio Pieve-Banca Toscana organizzato dall’archivio diaristico di Pieve Santo Stefano. Poi dicono che i premi non servono: Terra matta era stato giudicato impubblicabile per la mole e l’italiano alquanto maccheronico ma grazie al Pieve ha trovato un fior di editore, Einaudi.
ISABELLA SANTACROCE
Ritorna la femme fatale con una storia morbosa delle sue: V.M. 18, editore Fazi. Ambientato in un collegio di fanciulle perverse, sovrappone il fantastico di Alice nel paese delle meraviglie al sadomaso delle 120 giornate di Sodoma. «Per promuovere V.M. 18 farò cose V.M. 18» e bisogna crederle, il personaggio è capace di tutto, pochi mesi fa ha pubblicato in internet il seguente annuncio: «Volete rimanere con me dentro una stanza? Volete io sia la vostra Mistress per sessanta minuti? Da oggi è possibile avermi, pagando».
PIETRO SPIRITO
Non si è montato la testa e continua a lavorare alla cronaca del Piccolo di Trieste, come se non avesse scritto il perfetto libro per l’estate. Un corpo sul fondo (Guanda) si abbina alla spiaggia come la Ribolla Gialla alle ostriche: c’è un mistero, un sottomarino, un branco di meduse e perfino una sirena. In questa prima fase Pietro Spirito raccoglie applausi in ambito triveneto (il padovano Ferdinando Camon su Tuttolibri, i lettori della minoranza italiana in Istria...). Il suo problema è sfondare la linea dell’Adige: gli basterà raggiungere il primo ombrellone di Riccione e sarà fatta.
SANDRO VERONESI
Brucia Troia: sembra il titolo di un vecchio porno-horror e invece si tratta del nuovo romanzo di Veronesi, scrittore da Corriere della Sera più che da scandalo. Ambientato negli anni Cinquanta e Sessanta, i protagonisti sono degli orfani che vivono ai margini della società, nella miseria e nel degrado. «Nella sventura dei nostri migliori amici troviamo sempre qualcosa che non ci spiace del tutto», scrisse La Rochefoucauld. Il maligno meccanismo funziona anche in letteratura quindi la sfortuna dei succitati ragazzini sarà la fortuna del libro.