Sara e Ken: la vendetta della normalità

Il trionfo della normalità è una ragazza di 165 centimetri che vince con punteggi da grande, un giapponese con la racchetta che approda tra i primi 8 di uno Slam, una russa come tante altre che asfalta Serena Williams. Succede a Melbourne, dove il tennis per un giorno va sottosopra e regala all’Italia l’ennesima spiegazione che le donne lo sanno fare. Meglio. Sara Errani in fondo ha solo 24 anni ed è nella età in cui da noi si diventa grandi: lo ha fatto, in Australia, conquistando per la prima volta i quarti di uno Slam con un 6-2, 6-1 alla cinese Zheng che per tutti era favorita, «e in effetti io avevo già prenotato l’aereo per sabato, adesso mi toccherà spostarlo...».
Perché Sara, anzi Sarita, è così: semplice, solare, normale appunto, in un mondo in cui i superlativi vincono sempre. E invece lei, tra una Schiavone e una Pennetta, si sta guadagnando spazio con il lavoro quotidiano, sveglia alle 7.45 e poi via sui campi dell’accademia spagnola Val di Valencia dove Pablo Lozano lavora con e su di lei da sette anni: «E non dite che adesso con la Kvitova Sara non ha nulla da perdere: noi andiamo in campo sempre per cercare di vincere e lo faremo anche questa volta». Come? Con un gioco normale, naturalmente, niente colpi ad effetto ma una sostanza e un’intelligenza tennistica che fanno perdere la pazienza alle avversarie. La Zheng ad esempio non ci ha capito niente, «e saranno state le mie palle senza peso a darle fastidio». Normale, appunto. Ed infatti più avanza nel tabellone, più Sara si dichiara stupefatta da tanta attenzione, descrivendosi una persona assolutamente - guarda un po’ - normale, a cui piace il lavoro che fa: «Niente di eccezionale: sono una ragazza semplice, non mi sento una star, non ho il fidanzato anche se qualche storia l’ho avuta. Ho scelto la Spagna perché in Italia non ci sono strutture, ma il massimo per me è potermi riposare sul mio divano di casa, a Bologna, mentre mia mamma mi prepara tortellini o passatelli. Lei sì che è molto brava».
Il piatto può attendere insomma, perché ora c’è la prima volta sulla Rod Laver Arena con quella che per tutti è l’attuale numero uno del mondo: «Dovrò cambiare molte cose: se gioco come contro la Zheng, Petra mi mangia...». Tutto questo il giorno in cui Ken Nishikori batte in cinque set Tsonga («è incredibile, qualsiasi palla metti di là lui te la ributta sempre...») e diventa il secondo giapponese dopo Shuzo Matsuoka (Wimbledon ’95) ad entrare nei quarti di uno Slam. E mentre Serena Williams torna a casa in soli due set persi contro Ekaterina Makarova. Normale? Forse no. Ma se fosse sempre così...