Sarah incassa la diaria stando a casa

da Washington

Stavolta lei non c’entra. Nell’ultimo «scivolone d’immagine» per Sarah Palin è il Washington Post a farle lo sgambetto. Non i suo «alti e bassi» familiari, né la sua presunta scarsa padronanza della materia economica. Dopo la prima gaffe da candidata vicepresidente degli Usa, che l’ha vista inciampare sui due colossi dei mutui Fannie Mae e Freddie Mac, la «barracuda» repubblicana si è trovata ieri oggetto di una delle famose inchieste del quotidiano liberal.
Secondo quanto pubblicato dal Post, la governatrice dell’Alaska avrebbe incassato il rimborso giornaliero statale, previsto per le spese di trasferta, anche per le 312 notti trascorse nella sua abitazione di Wasilla, durante i primi 19 mesi del suo incarico. L’inchiesta rivela che la Palin - il cui guadagno annuo si aggira intorno ai 125mila dollari - avrebbe anche usufruito della diaria statale per i viaggi dei suoi familiari. In poche parole: la governatrice avrebbe ricevuto 16.951 dollari di «indennità» per aver dormito di fatto a casa sua. Le spese per gli spostamenti delle figlie e del marito, invece, ammonterebbero a 43.490 dollari.
Ma per lo staff della Palin è «tutto in regola». Il suo portavoce, Sharon Leighow, risponde alle accuse e afferma che le spese non sono niente di inusuale: la governatrice avrebbe potuto chiedere un’indennità per ciascun figlio, cosa che non è stata fatta. Taglia corto anche Kim Garnero, responsabile delle finanze dell’Alaska: «È un diritto avere la diaria e il governatore non ha fatto altro che esercitarlo. Noi copriamo le spese per chiunque sia compreso negli affari di Stato e penso che i figli possano essere considerati tali». Non la pensa così l’ex governatore dell’Alaska, il democratico Tony Knowles, che ha subito gridato allo scandalo: «È una truffa, perché la Palin ha percepito l’indennità standosene a casa».
Al di là di colpe o ragioni, l’imbarazzante nota spese colpisce in qualche misura l’immagine che la Palin ha creato di sé, soprattutto dopo la Convention di St. Paul: leader dura e pura, schierata a favore del risparmio per i contribuenti ed estranea «ai giochi di Washington».