Sarah Jane Morris: una voce per reinventare la tradizione

Inutile tentare di incapsulare in uno stile il canto di Sarah Jane Morris. Viene dai Communards con cui ha portato ad un successo stratosferico la danzereccia Don’t Leave Me This Way, poi da solista ha perfezionato il gioco teatrale di contrasti puntando sul jazz e sulle ballad. I suoi concerti sono divertenti ed intensi perché sempre diversi. L’abbiamo vista quest’estate all’Arena e l’abbiamo ritrovata al Blue Note di Milano con un repertorio e accompagnatori diversi, e nei prossimi giorni in Italia si esibirà con i New Trolls e con Simona Bencini. Qui è arrivata con Dominic Miller (sofisticato chitarrista classico sempre con Sting), con la seconda chitarra di Anthony Michel Remy, con i ritmi di Henry Thomas e Martin Baker. Nelle cover e nei brani originali la Morris ci mette grande partecipazione emotiva; la voce plastica ondeggia tra jazz e canzone d’autore (con impennate pop e blues) inventando atmosfere diverse in brani come Too Close, Promise Land, Toxic senza perdere - con gran maturità - il filo del discorso artistico.