Sarah Palin, la carta di McCain per sedurre le orfane di Hillary

Il senatore sceglie la governatrice dell'Alaska per
la vicepresidenza. Miss Alaska alla guerra:<strong> </strong>&quot;Barack attento&quot;

Washington - Contro l'Uomo Nero una donna che viene dal Profondo Bianco. È la risposta, più mediatica che politica di John McCain alla conclusione della Convenzione democratica, che pare aver rilanciato Barack Obama. McCain l'aveva previsto, anche se forse non in questa misura, e per questo aveva deciso di scegliere il suo vice immediatamente dopo il «bagno di folla» per l'incoronazione di Obama.

La contromossa ha costretto gli americani a dividere la loro attenzione. Completamente di sorpresa, invece, è venuta la scelta stessa: non il businessman mormone Mitt Romney (favorito fino all'ultima ora), non il democratico dissidente Joe Lieberman, non il governatore del Minnesota Pawley bensì un fulmine a ciel sereno che si chiama Sarah Palin e viene dall'Alaska. Si congratula per la scelta Hillary Clinton che definisce la nomina un «fatto storico» di cui lei è «orgogliosa». Si congratula Obama per il quale la governatrice dell'Alaska è «una persona affascinante con una storia personale straordinaria». L'effetto sorpresa ha aumentato l'impatto, le generalità della prescelta l'hanno raddoppiato. Per la mattina e parte del pomeriggio il mercato mediatico in 50 Stati è stato monopolizzato da una cerimonia repubblicana e solo verso sera si è ritornato a parlare dei democratici. Da questo punto di vista la mossa di McCain è stata un successo.

Molto più incerte sono le conseguenze a lungo termine. Non è la prima volta che un candidato alla presidenza si sceglie un vice pressoché sconosciuto. Per rimanere ai repubblicani, Barry Goldwater nel 1964 tirò fuori dal taschino un avvocato di New York di nome Miller di cui non si sono mai più avute notizie. Quattro anni dopo Richard Nixon pescò nel Maryland un certo Spiro Agnew, che per i primi giorni fu nominato Spiro Who, «Spiro chi?»; che invece elessero due volte alla vicepresidenza. «Sarah chi?» ha un cognome altrettanto ignoto o quasi a Sud del circolo polare artico, ma ha o dovrebbe avere un suo elettorato. Anzi due: la destra religiosa integralista, di cui è militante (e che a quanto pare ha messo il veto sia al mormone Romney sia a Lieberman, favorevole all'aborto) e, soprattutto, le donne. O meglio quel settore di elettorato femminile democratico che più si era scaldato per la candidatura di Hillary Clinton e che potrebbe non aver ancora digerito che Obama l'abbia superata. Basterebbero due o tre milioni di femministe frustrate a tagliare le gambe all'«Uomo nero».

La neocandidata vi ha accennato indirettamente nel discorso di accettazione, ieri: «La battaglia delle donne continua». Quella di McCain è una mossa audace, non si sa quanto concordata con il clan dei consiglieri di Bush che pare dirigere dall'ombra la sua campagna. Audace e arrischiata: dopo avere martellato tanto sull'«inesperienza» di Obama, l'anziano candidato si è preso come vice l'ammirevole madre di cinque figli, eletta meno di due anni fa a governare il più eccentrico degli Stati dell'Unione e la cui sola esperienza precedente è quella di sindaco di un paese di 9.000 abitanti.