Sarah Polley e Tim Robbins nell’oceano delle chiacchiere

Bisognerebbe sempre seguire il primo istinto. La vita segreta delle parole è un titolo che invita caldamente a starsene a casa. Chi invece ama il rischio avrà di che pentirsene. Perché il drammone esistenziale scritto e diretto dalla spagnola Isabel Coixet e sponsorizzato da Pedro Almodóvar, probabile ispiratore di un furtivo e (inutile) bacio gay, è una sensazionale pizza. Per di più gravida di sventure e supplizi assortiti, anche se, per fortuna, riferite anziché esibite. Siamo su una piattaforma dei Mari del Nord, dove la bionda, malinconica Hanna (Sarah Polley) che ha lasciato il lavoro in fabbrica per prendersi una vacanza in solitudine, è accorsa a far da infermiera al malconcio Josef (Tim Robbins). L’uomo è rimasto gravemente ustionato tentando invano di salvare dalle fiamme un aspirante suicida. Non solo, l’incidente lo ha reso temporaneamente cieco. Tra il paziente e la ragazza, sorda, che porta sul corpo i segni antichi della Jugoslavia in guerra, il dialogo è estremamente faticoso. Lui parla in continuazione (con domande di questo tipo: «Sogni mai di essere al Polo Nord sotto il kilt di Sean Connery?»), lei evita di chiamare la Croce Verde per rispondergli a monosillabi. L’estenuante manfrina va avanti per quasi due ore, con gli altri personaggi abbondantemente defilati, compresa l’ex bellissima Julie Christie chiamata nel finale a dipanare diversi dubbi. Dei quali per la verità non ci importa un fico. Banale la storia, che non commuove nemmeno quando parla delle atrocità dei Balcani, inutilmente bravi i due protagonisti. Sarah Polley quando ne ha voglia tiene spento l’apparecchio acustico. Senza dubbio la soluzione più saggia.

LA VITA SEGRETA DELLE PAROLE (Spagna, 2005) di Isabel Coixet con Sarah poley, Tim Robbins. 111 minuti