Saranno gli elettori i primi sconfitti alle primarie farsa

Giuseppe Cantarano

Si può fare una campagna elettorale «vera» per delle primarie finte? Evidentemente è finta anche la campagna elettorale. Quella che Prodi ha appena avviato con il suo Tir color canarino. Ed è finta perché è impossibile che si ripeta il clamoroso caso Vendola: la macchina organizzativa dei Ds questa volta non si lascerà cogliere in contropiede dalla tanto osannata «partecipazione democratica» della società civile. Non solo. Ma è finta - e a suo modo surreale - soprattutto perché gli altri cinque candidati che si presentano in alternativa a Prodi, nello stesso tempo sostengono anche la sua leadership. È quantomeno strano, non trovate?
È dunque Prodi - designato già dai vertici dei partiti della coalizione - che dovrà ottenere il maggior numero di consensi. Quei cittadini del centrosinistra che decideranno, comunque, di partecipare alla farsa di queste primarie sono avvertiti. Nonostante l'esito scontato, alla finta campagna elettorale per le finte primarie che il centrosinistra celebrerà inutilmente a metà ottobre, partecipano altri cinque falsi candidati. Perché se il vincitore sarà Prodi, a perdere non saranno tuttavia gli altri finti candidati. Che si assicureranno comunque una gratuita copertura mediatica. Coloro che certamente perderanno saranno invece gli elettori del centrosinistra. Chiamati solennemente a raccolta per incensare retoricamente, con un finto rito democratico, una decisione presa altrove dalle ristrette oligarchie dei partiti.
Tra i finti candidati, è soprattutto Bertinotti che da queste finte primarie ricaverà il massimo profitto politico. Il segretario di Rifondazione comunista, secondo le previsioni meno ottimistiche, dovrebbe incassare circa il triplo dei consensi che ha oggi il suo partito. Consensi che verranno politicamente poi utilizzati per condizionare dall'estrema sinistra un eventuale governo Prodi. Anche se Prodi, in verità, è già abbastanza zapaterizzato, viste le sue recenti aperture sulle unioni gay.
Se già si sa in partenza che Prodi sarà il candidato premier del centrosinistra - tra mugugni e maldipancia, come sappiamo - perché fare queste finte primarie, prendendo in giro gli elettori del centrosinistra? In realtà, si tratta di una iniziativa soltanto propagandistica. Volta a mobilitare preventivamente un elettorato della cui fedeltà - nonostante i rassicuranti sondaggi elettorali sbandierati - non si è del tutto sicuri.
Laddove si svolgono realmente - negli Stati Uniti, ad esempio - le primarie designano realmente un leader. Ma negli Usa, come si sa, il peso dei partiti non è così preponderante come lo è invece in Europa. E in particolare nelle democrazie parlamentari. Dove non c'è bisogno infatti delle primarie. Perché sono i partiti ad eleggere i candidati. Non si capisce allora perché mai i partiti del centrosinistra italiano abbiano bisogno tortuosamente di ricorrere a delle false primarie per scegliere un leader già scelto dai loro vertici.
Forse perché in quelle democrazie dove non c'è bisogno delle primarie, il leader viene espresso dal partito più forte elettoralmente. In Italia, il leader del centrosinistra dovrebbe essere dunque Fassino, non certo Prodi. Perché allora quello che è del tutto normale altrove, in Italia è anomalo? Forse perché la sinistra postcomunista, nonostante le numerose svolte e controsvolte, non ha ancora operato una vera e credibile revisione culturale della sua tradizione teorico-politica. In attesa di una Bad Godesberg italiana, è perciò costretta ad inseguire un finto leader ricorrendo a finte primarie.
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