Saranno «menti semplici», ma per intenditori

All’Auditorium il concerto dei Simple Minds tornati al successo con un rock «di nicchia»

A volte ritornano. Ridestati forse dal proliferare dei loro epigoni e dal vento di revival che soffia ormai ovunque, tornano su disco e dal vivo gli indimenticati Simple Minds, domani in concerto alle 21, nella Sala Santa Cecilia del Parco della Musica. Quelli di pezzi-inno degli anni '80 come Don't you (forget about me), quelli impegnati di brani come Mandela Day, quelli che ai tempi erano epigoni di band come i Duran Duran, i Tears for Fears o i Depeche Mode e che venivano paragonati, forse per lo stile e la voce del cantante, ai primi U2.
Tornano, dunque, sempre capitanati dal carisma di Jim Kerr, e lo fanno a tre anni di distanza da quel Cry che ne segnò il reale ritorno, senza pero suscitare effettivi entusiasmi. Questo Black & White 050505 è riuscito invece a far breccia e a far gridare a più di un critico alla «resurrezione».
Un bel ritorno, dunque, questo dei Simple Minds. La band di Glasgow, è uscita dalle nebbie in cui erano immersi: gli ultimi anni Novanta erano stati dedicati a qualche «Best of» e poco più, episodi che facevano pensare alla fine di un’epoca. Ora, innamorati pazzi dell’Italia, che frequentano per piacere, oltre che per tournée, i Simple Minds hanno confezionato un disco registrato in Olanda e in Italia e mixato a Los Angeles che è stato accolto favorevolmente anche dal pubblico.
Testimonianza è il concerto romano nella sala più grande, quella da 2.500 posti, del Nuovo Auditorium. Certo, non riempirebbero l'Olimpico come U2, ma Kerr non ha perso il «vizio» di ricordare spesso Bono nei suoi acuti vocali. I Simple Minds sono oggi una band di nicchia che punta a un pubblico medio-alto, rock sinfonico d’alto bordo, e vuole dimostrarlo. Per questi obiettivi, Kerr ha riportato al banco di mixaggio Bob Clearmountain, già collaboratore della band ai tempi del bestseller Once upon a time e artefice di alcuni dei grandi successi di Nile Rogers, David Bowie e Brian Ferry. Con risultati tangibili: un suono tirato a lucido e possente, che dona alle tracce un indubbio di appeal. Jim Kerr e Charlie Burchill, gli unici due superstiti della band originaria, presentano un disco lanciato dal singolo Home, di grande successo nelle programmazioni radiofoniche. C’è poi il pezzo Stay visible, che parte con le cadenze della ballata di atmosfera e aperture melodiche che ricordano un loro vecchio successo come Once upon a time. Nel disco c'è poi l'amore di Kerr per la Sicilia, Taormina in particolare, ormai la seconda casa del cantante scozzese con il pezzo Different world (Taormina.Me). Un amore, questo per la splendida cittadina siciliana, che ha contribuito non poco alla rinascita musicale delle «menti semplici». «A Taormina i sensi ritornano vivi! - spiega lo stesso Kerr -. Dopo il disco Neapolis mi rendevo conto che andavo sempre più a sud. Così nei giorni bui, ho cominciato a sentirmi meglio in Sicilia, mi è tornata la voglia di ascoltare più musica. Taormina mi ha aiutato molto così quel ciclo che credevo interrotto è ricominciato».