"Saranno le Olimpiadi più drogate"

Ma Botré, capo Antidoping Coni: "Ora che le industrie collaborano, puliremo i Giochi". John Fahey, capo della Wada: "Alle Olimpiadi di Pechino potrebbero cadere nella nostra rete un numero impressionante di atleti, mai come in passato. Saranno le più sporche, quindi le più pulite"

St. Etienne - Importa poco la vittoria di Marcus Burghardt che precede il compagno di fuga Carlos Barredo. Ancor meno che Carlos Sastre resti in giallo e che in cinque si giochino domani il Tour nella cronometro di Saint Amand Montrond. Qui al Tour e non solo qui, si parla di questa molecola «spia» che avrebbe incastrato Riccardo Riccò. Un «tracciante» posto dalla Roche, la casa farmaceutica che produce questa nuova Epo di terza generazione, e che apre nuovi scenari nella lotta al doping.

«È innegabile, la scoperta è epocale – ci spiega il professor Francesco Botré, 46 anni, friulano di nascita ma romano d’adozione, direttore del laboratorio antidoping del Coni all’Acqua Acetosa dal ’98 -. L’importanza della tracciabilità di un prodotto dopante semplifica e di molto il nostro lavoro, ma è anche vero che noi, al pari di Chatenay Malabri in Francia e di altri, siamo ormai perfettamente in grado di individuare questa nuova Epo e non solo questa».

Trentatrè laboratori riconosciuti dalla Wada, l’organismo mondiale dell’antidoping, tra questi c’è anche Roma. Un interscambio di informazioni serrato e una grande collaborazione anche con le case farmaceutiche. «La Wada da almeno quattro anni sta lavorando moltissimo con le maggiori case farmaceutiche del mondo - sottoliena Botré -, ma posso confermarle che questa collaborazione è un po’ la chiave di volta. Le faccio un esempio: recentemente stavano per essere messe sul mercato delle emoglobine sintetiche. Bene, queste case farmaceutiche hanno aspettato a metterle a disposizione, non prima però d’aver fornito indicazioni importanti alla Wada: questa è la grande novità della cosa. Molecole spia, e una nuova coscienza da parte delle case farmaceutiche. Il tutto condito da una costante e ferrea ricerca da parte di tutti i laboratori, a partire dal nostro. A Pechino Olimpiadi pulite? Una cosa è certa: ci sono gli strumenti per renderle più pulite».

E le parole di Botré sono confermate anche da John Fahey, capo della Wada. «Alle Olimpiadi di Pechino potrebbero cadere nella nostra rete un numero impressionante di atleti, mai come in passato. Saranno le più sporche, quindi le più pulite».