«Saranno tre anni di sacrifici ma la linea 5 del metrò darà benefici per decenni»

L’assessore ai Lavori pubblici: «Sapevamo che sarebbero fioccate le proteste ma abbiamo fatto di tutto per ridurre i disagi»

Il fine giustifica i disagi. «Stiamo realizzando una nuova linea della metropolitana che darà benefici per decenni, vale la pena sopportare il sacrificio per tre anni... ». L’assessore comunale ai Lavori pubblici, Bruno Simini, sapeva che le proteste sarebbero fioccate, anche se Palazzo Marino ha messo in campo ogni strumento per limitare gli ingorghi (strade alternative, più vigili, potenziamento dei mezzi pubblici). Da due giorni la viabilità in viale Zara e Testi è stata modificata ma gli effetti si sono sentiti ieri con il traffico da lunedì.
Fino al 2011 i pendolari non possono contare su uno degli assi di entrata e uscita più importanti...
«Ma ricordiamo il motivo: stiamo creando la linea 5 del metrò, che collegherà stazione Garibaldi a via Bignami e trasporterà 26 milioni di passeggeri all’ora, sottratti al traffico in superficie. Sarà realizzata in tempi record, poco più di tre anni, e si fa all’ingresso in città dove c’è più bisogno».
Potete dire ai milanesi, «li avevamo avvisati»?
«Il cantiere è partito in modo soft 4 mesi fa, una scelta non casuale, ma programmata. Abbiamo voluto iniziare con scavi non particolarmente invasivi, senza grossi disagi per la viabilità. Ma erano visibili, i pendolari hanno potuto prendere atto del cantiere per il metrò e organizzarsi».
Voi cosa avete previsto per limitare gli ingorghi?
«Abbiamo modificato al meglio la viabilità, ad esempio sgomberando in via Taramelli e viale Sarca le corsie che erano occupate dalle auto in sosta, per rendere più scorrevoli le direttrici di entrata e uscita. La segnaletica avverte del cantiere già a chilometri di distanza, l’automobilista può scegliere per tempo un’altra strada. E i mezzi pubblici nella zona sono stati rinforzati. Il problema è che mi capita spesso di vedere lunghe file di auto ferme in coda e i bus che viaggiano vuoti nelle corsie preferenziali. Bisogna cambiare mentalità».
E protestare di meno?
«Sabato persino gli studenti del Vittorio Veneto sono scesi in piazza contro un parcheggio davanti a scuola. Siamo il paese del "no", è impossibile creare opere senza che nasca all’istante qualche comitato. Il piano parcheggi ad esempio dovrebbe procedere al pari, se non prima, di tutti i punti previsti nel piano anti-inquinamento. Il punto di partenza dei progetti è togliere dalla superficie 50mila auto. Dobbiamo sempre scontrarci contro le proteste ma mai come in questi anni c’è stato uno sviluppo infrastrutturale di tale portata. Abbiamo già un piano da 1,7 miliardi di euro per opere pubbliche che cominceranno nel 2008».