Saras in Borsa con 500 milioni di investimenti

Moratti: «Manterremo una quota del 60%. La nostra famiglia non tramonterà»

Massimo Restelli

da Milano

La promessa di mantenere la barra dei dividendi sui livelli degli ultimi anni, l’intenzione della famiglia Moratti di preservare nel tempo la propria quota di controllo, la prospettiva di investire 500 milioni entro il 2008. Gian Marco e Massimo Moratti dettano le priorità di Saras, la società di raffinazione di famiglia che il 18 maggio debutterà in Piazza Affari riaprendo il ballo delle matricole. Saras si quota per restare «ai vertici» del settore insieme «ai primi della classe», senza «svendersi ai grandi gruppi petroliferi», ha spiegato il presidente Gian Marco Moratti.
Saras non prevede «per ora» acquisizioni così come non è interessata alla libica Tamoil ma l’importante è «avere le risorse» per cogliere le occasioni offerte dal mercato ha proseguito il top manager ricordando che il gruppo ha una situazione debitoria «essenzialmente inesistente».
Ecco perché entro il 2008 Saras conta di investire 500 milioni nel core business del petrolio e dell’energia. Parte delle risorse saranno assicurate dall’aumento di capitale (278-344 milioni) che contribuirà a finanziare la costruzione di un impianto per il biodiesel a Cartagena, l’acquisto di 37 stazioni di servizio da Caprabo e l’esercizio dell’opzione per salire in Sarlux (50,5 milioni). Una variabile quest’ultima che spinge da 293 a 333 milioni i profitti pro-forma 2005 con probabili riflessi sul prezzo di collocamento, soprattutto se sarà confermato l’interesse degli esteri (5,25-6,5 euro la forchetta). L’offerta pubblica è in gran parte alimentata da azioni messe a disposizione dai Moratti (1,5 miliardi di incasso stimato) ma l’azienda, fondata dal padre Angelo nel 1962, rimarrà «saldamente» nelle mani della famiglia, ha detto il presidente di Saras aggiungendo che la partecipazione non scenderà «nella maniera più assoluta sotto al 60%». «Stiamo lasciando spazio ai figli, la nostra famiglia non tramonterà» ha proseguito Moratti. Approccio che trova conferma nelle parole del fratello Massimo. Il gruppo, ha detto l’imprenditore che è anche presidente dell’Inter, manterrà «dividendi elevati» con un pay out prossimo al «50-55 per cento». Nel 2004 la cedola è stata pari a 140 milioni per salire a 170 milioni lo scorso anno. Gli elevati prezzi del greggio aiutano (il margine di raffinazione è prossimo a 4-5 dollari al barile) ma a questo punto la parola passa agli investitori che dopo l’avvio del road show da Milano parteciperanno agli incontri previsti oggi a Londra e poi negli Stati Uniti.