Saras, esordio rosso in Piazza Affari: meno 12 per cento

Scambiato il 13,1% del capitale. Gli operatori: «Pesano il greggio e il calo dei mercati, l’offerta si è svolta in una fase di euforia». La società: «Siamo ottimisti»

Massimo Restelli

da Milano

Era arrivata a catturare l’attenzione di un finanziere del calibro di Warren Buffet, cosa non comune per le matricole di Piazza Affari, e lavora in un mondo apparso per mesi una miniera d’oro, ma Saras si è trasformata in un’amara sorpresa per i risparmitari italiani. Venduta a piene mani fin dalle prime battute (meno 10%), l’azienda petrolifera della famiglia Moratti ha infatti accusato una flessione dell’11,8% a 5,29 euro dopo aver raggiunto mercoledì al grey market quota 6,3.
Una débâcle di tale portata (meno 13,3% a 5,2 euro il minimo) era forse inattesa per un gruppo che ha visto sottoscrivere l’offerta pubblica oltre 4 volte. Eppure, a sentire oggi gli operatori, quello di Saras appare quasi un insuccesso annunciato. Pur tra numerosi distinguo, l’analisi di base infatti è condivisa: malgrado il valore intrinseco della società sia indiscutibile, la discesa verticale delle Borse internazionali e il ripiegamento del petrolio hanno reso decisamente «generosa» la valutazione della società guidata da Gian Marco e Massimo Moratti (5,67 euro il picco di ieri rispetto ai 5,25-6,5 euro della forchetta indicata in Ipo) soprattutto rispetto a concorrenti come Erg e agli altri attori della «filiera». «Saras è una buona società, ma è stata proposta in un momento di picco del mercato», sintetizza il direttore investimenti di Novagest, Giulio Baresani Varini, ricordando come i 6 euro richiesti del collocamento esprimessero multipli «elevati per un settore ciclico come l’energia». Una questione di tempistica, colta con sapienza dalla famiglia Moratti mettendo a disposizione la maggior parte di titoli finiti sul mercato, ma rivelatasi infausta per alcuni dei 300mila investitori che hanno partecipato all’offerta retail.
Nel frattempo sono infatti cambiate le condizioni di insieme del mercato, ricorda un analista milanese citando i primi segnali di difficoltà accusati dall’economia Usa e come le scorte di greggio siano più generose del previsto. Il business di Saras si regge sui margini di raffinazione, ma le «previsioni del collocamento poggiavano sull’andamento del 2005 che, invece, è stato un anno record», prosegue Baresani Varini evidenziando come sul mercato del petrolio (meno 7% dall’11 maggio) ci fosse grande speculazione da parte dei cosiddetti hedge fund. Gli stessi che nei giorni scorsi hanno riversato sul mercato anche i titoli dei gruppi energetici con maggiori plusvalenze inespresse (meno 8% il settore dell’Oil&gas in una settimana). E che hanno contribuito ieri a fare «girare» 124 milioni di titoli Saras (pari al 13,1% del capitale ordinario) per un controvalore di 677 milioni. Sul mercato non erano mancate voci critiche per il prezzo richiesto ma ora la preoccupazione è anche che, malgrado la fame asiatica di energia, il calo della domanda mondiale finisca col mettere in discussione il grado di saturazione degli impianti. Con il risultato di comprimere i margini.
A questa tesi, che ha già penalizzato Erg (meno 28% dal 24 aprile), ha ieri risposto indirettamente il direttore generale di Saras Paolo Alfani: le prospettive di medio e lungo periodo nel settore rimangono «positive», ha assicurato il top manager ricordando le previsioni di crescita dell’economia mondiale e la tenuta dei margini.