Sardegna, 400 operai occupano la fabbrica

«Abbiamo occupato lo stabilimento con tutti i dirigenti all’interno, la dichiarazione di chiusura dell’Alcoa prevista per il primo dicembre va eliminata altrimenti non sbloccheremo l'occupazione». Questo dicevano ieri verso mezzogiorno gli operai dello stabilimento Alcoa di Portovesme.
Questa la loro reazione alla notizia arrivata da New York: il colosso americano ha deciso di chiudere lo stabilimento sardo. Verso le 15 e 30 di ieri gli operai che presidiavano l’azienda hanno deciso di bloccare gli ingressi. Insomma la lotta si fa dura. «Togliamo il sequestro solamente dopo che Alcoa dichiara di non chiudere - dicono gli operai -: qui per ora non entra e non esce nessuno». Tecnicamente gli operai si sono messi in assemblea permanente con il direttore dello stabilimento, il suo vice e alcuni sindaci dei 23 Comuni limitrofi: «vogliono il ritiro della richiesta del provvedimento di cassa integrazione».
Il gigante statunitense dell’alluminio ha reagito duramente alla decisione della Commissione europea che gli ha chiesto di restituire gli aiuti ricevuti sul prezzo dell’elettricità e ha deciso di sospendere la produzione nei due stabilimenti in Italia annunciando di voler fare ricorso. Alcoa fermerà temporaneamente la produzione nelle sue due fonderie», dove «duemila dipendenti diretti e indiretti sono interessati» ha dichiarato il gruppo in un comunicato.
Al calar del sole invece il grosso dei manifestanti lascia l’azienda e torna a casa. A presidiare la fabbrica sono rimasti solo in tre lavoratori che scelgono di sistemarsi per la notte a sessanta metri di altezza su un silos. Gli altri torneranno stamattina con in mente nuove clamorose forme di protesta studiate nella notte e che metteranno in atto oggi, domani e dopo.