Sardegna, Cappellacci dice no al confronto tv con Soru

Il candidato governatore del centrodestra rifiuta il duello con l'avversario del Pd: «Disponibile a presentare in tv il mio programma, ma non al confronto-scontro con chi ha messo il lucchetto alla Regione»

Sì al confronto con la gente, sul piccolo schermo e soprattutto nelle piazze. Ma no al «confronto-scontro» in tv con un avversario che «ha messo i lucchetti alla Regione». Parola di Ugo Cappellacci, candidato del centrodestra alla presidenza della Regione Sardegna, che dice definitivamente no al confronto televisivo con l'avversario Pd Renato Soru. Dopo le voci che si sono rincorse in questi ultimi giorni su una possibile partecipazione dei leader delle due coalizioni anche alla trasmissione della Rai «Ballarò» è arrivato il rifiuto senza appello di Cappellacci. «Non sono interessato a un confronto-scontro televisivo con chi insegue e pensa di utilizzare i riflettori esclusivamente per cercare la rissa, la bagarre, l'insulto gratuito, o peggio l'offesa personale», ha dichiarato in una nota diffusa stamane con la quale attacca l'ex presidente della Regione, che anche martedì aveva chiesto un confronto con il suo avversario. «La sua smania - osserva Cappellacci - è quantomeno sospetta, considerato che in questa legislatura monca, per suo calcolato tornaconto politico, si è puntualmente negato all'ascolto e a al dialogo con i sardi e le numerose categorie che li rappresentano. E questo - spiega il leader della coalizione di centrodestra - è avvenuto mettendo i lucchetti alla regione. La mia priorità è ascoltare e parlare con un'isola desiderosa di ritornare ad essere protagonista. Perciò non sono interessato a confrontarmi con chi si definisce testardo ed introverso ma do invece la mia piena e ampia disponibilità a partecipare alle trasmissioni televisive e radiofoniche che mi consentano di presentare ai sardi il programma che insieme abbiamo scritto. In questa velocissima campagna elettorale ritengo che i media televisivi e radiofonici ricoprano un ruolo importante per consentire ai candidati di entrare nelle case di tanti sardi per illustrare le proposte e il metodo di governo. Pertanto, stia tranquillo l'ex presidente: è finito il tempo - conclude Cappellacci - in cui lui decideva in solitudine sulla testa dei sardi e non si preoccupi delle sfide televisive». Intanto, il Pd resta alle prese con le tensioni interne che dall'isola a Roma nei giorni scorsi hanno visto proprio Soru come potenziale sfidante interno alla leadership di Walter Veltroni. Ieri il segretario, proprio dalla Sardegna, ha provato a ridimensionare le polemiche: nessuna competizione nazionale con Soru, ha assicurato, anzi la consapevolezza che la vittoria del governatore sardo è la vittoria del Pd ed «è importante anche per me». Nell'isola il Pd prova a uscire dalle lacerazioni interne che hanno portato allo scioglimento della giunta e al commissariamento del partito. Ma il segretario del Pd prova a guardare oltre gli ostacoli, e si immerge nella realtà sarda, incontrando i lavoratori del petrolchimico a Porto Torres, trecento cassaintegrati e gli anziani a Sassari. Ma è la folla nelle manifestazioni di Olbia e di Sassari che lo galvanizza. Soru è accolto da una «standing ovation» e il segretario democratico sta sul palco un passo indietro e assicura che parlerà «un minuto di meno» perché, mette le mani avanti Veltroni: «A differenza di Berlusconi non farò finta che ci sia una competizione tra due leader nazionali perché qui il confronto è tra Soru e Cappellacci». La sfida tra lui e il governatore sardo per la successione al Pd, che critici e maligni accreditano, invece non esiste, non fosse altro che, giura: «Soru governerà per cinque anni la Sardegna».