Sardegna, libero l’allevatore rapito 8 mesi fa

da Oristano

Titti Pinna è di nuovo libero. L'incubo di una prigionia durata otto mesi si è dissolto ieri mattina poco prima delle 9. Barba e capelli lunghissimi, collare e manette legate a una catena, l'allevatore di Bonorva, prelevato dai banditi il 19 settembre dello scorso anno, si è presentato al cancello di una fabbrica a pochi chilometri da Sedilo, in provincia di Oristano. Da qui la telefonata alla sorella Maria: «Sono Titti, venite a prendermi». Ma prima dei familiari sono arrivati i carabinieri, che per tutta la durata del sequestro non avevano mai smesso di cercarlo, e lo hanno accompagnato in ospedale a Ghilarza per accertare le sue condizioni di salute. Che, stando a quanto riferito dai medici che lo hanno visitato, sarebbero abbastanza buone. Quindi l'ormai ex ostaggio è stato trasferito a Nuoro con un'ambulanza per ulteriori esami.
Per i lunghissimi 253 giorni, Giovanni Battista Pinna è stato tenuto segregato in alcuni ovili e non gli è stato concesso nemmeno di leggere i giornali. Era provato, questo è normale, ma il suo umore, stando a chi ha avuto modo di scambiare qualche chiacchiera con lui, è sembrato buono.
I carabinieri, che già all'alba di ieri avevano cominciato l'ennesimo controllo del territorio nelle campagne dell'Oristanese, dopo aver parlato con Pinna hanno individuato l'ovile dove, presumibilmente, l'ostaggio sarebbe stato tenuto prigioniero per diversi mesi. Durante il sopralluogo, infatti, è stato notato un cunicolo coperto da alcune assi di legno. Era l'ingresso dell’antro che ha ospitato Pinna, c'erano ancora tracce di cibo e di escrementi. Due uomini sono stati arrestati con l’accusa di sequestro di persona: Salvatore Atzas, 60 anni, che aveva in uso l’ovile nel quale è stato tenuto prigioniero l’allevatore di Bonorva, e il servo pastore Natalino Barranca, 67 anni, a cui è contestato il concorso in sequestro di persona, e che ha nominato Agostinangelo Marras come avvocato di fiducia. Una circostanza singolare, visto che proprio il penalista sassarese, ai primi di marzo, aveva ricevuto l'ultimo messaggio di Titti scritto sul frontespizio del quotidiano L'Unione Sarda del 25 gennaio. Cioè, la prova che l'ostaggio era ancora vivo e che potevano esserci dei margini per la trattativa.
Per il resto, in queste ore convulse, non c'è nulla di sicuro. Non si sa se Titti Pinna sia riuscito a liberarsi e a scappare, oppure se siano stati i sequestratori a decidere di rilasciarlo perché pressati dalle forze dell'ordine (questo è ciò che sostengono gli inquirenti). Oppure, ancora, che la famiglia abbia pagato il riscatto - qualcuno parla di un milione di euro - e i banditi abbiano rispettato gli accordi. Su questi argomenti, almeno per ora, sono in molti a glissare.
La verità, comunque, a prescindere da come si svilupperanno le indagini nei prossimi giorni, è che si trattava di un sequestro. I dubbi avanzati sull’ipotetica fuga romantica dell’allevatore di Bonorva con una giovane rumena sono stati spazzati in un sol colpo. Anche i tanti che lo davano per morto, pensando che otto mesi di prigionia fossero troppo lunghi, sono stati smentiti. Titti Pinna è libero e tutta la Sardegna può tirare un sospiro di sollievo.