Sardegna, scomparso cane da 16mila euro

La provincia di Medio Campidano rischia la crisi a causa di un animale. aveva stanziato fondi per scoprire se nella zona si trovano tartufi: il segugio comprato a peso d'oro è scomparso nel nulla

Tra tutti è senza dubbio il più bravo. Un fuoriclasse. Imbattibile. Uno di quelli che parte in vantaggio ancora prima di nascere. Con lui gli allenamenti non c’entrano o c’entrano poco. Il suo è talento puro, qualità senza compromesso, che si porta dalla nascita, o anche prima. Sono geni, questioni di Dna. Vocazione. Se c’è un tartufo nel raggio di un chilometro il lagotto romagnolo lo trova di certo. È per questo che la nuova provincia sarda di Medio Campidano (con due capoluoghi, Sanluri e Villacidro) non ha avuto dubbi e ha scelto lui: per scoprire dove si trovano i tartufi bisognava affidarsi al fiuto del migliore. E senza badare a spese.

Il progetto è stato studiato nei minimi dettagli, affidato all’università di Sassari, seguito direttamente dal professor Francesco Marras. Tre anni di ricerche intense, più di settantamila euro il costo totale, 36mila per trovare un fuoristrada perché a noleggio non ce ne era neanche uno, sedicimila per comprare il miglior cane da tartufi. Come volevasi dimostrare, anche questa volta il lagotto è riuscito nell’impresa: i tartufi nella provincia ci sono. E anche tra i più apprezzati dai buongustai, quello bianco, il tubero principe, il più raro, il più caro. Sì ma adesso una domanda inquietante scuote gli animi di contribuenti e oppositori della provincia: «Il lagotto dov’è?». Di lui s’è persa ogni traccia.

Scaricato forse in qualche pensione a progetto finito come un cane qualunque? «La bestia dov’è?», chiedono insistentemente i consiglieri di minoranza. «Abbiamo saputo che la Provincia ha acquistato un cane da tartufo per fare ricerca sul nostro territorio spendendo 16mila euro - dice all’Unione Sarda Nicola Cau, uno dei consiglieri -. Una cifra folle. Che fine ha fatto? Non sarà finito in qualche pensione sperperando altro denaro pubblico?». Polemiche e battibecchi in consiglio sui conti della ricerca. «Esagerati», accusano gli uni. «Nessuno sperpero, quando ci saranno con i sentieri micologici abbiamo una carta in più per valorizzare la nostra terra e senza il cane e il fuoristrada non saremmo riusciti nel progetto», replica stizzito il presidente Fulvio Tocco. «Sì ma almeno pretendiamo di far rientrare il cane nei beni provinciali. Chi lo ha preso?», chiedono con insistenza i consiglieri.

Ma dalla Provincia la difesa è serrata: «Non dobbiamo giustificarci di niente, il progetto era complicato, il motivo del ritardo è da addebitarsi a intralci burocratici, alla difficoltà di reperire le attrezzature, alla scarsa disponibilità finanziaria, ai sacrifici personali quali il mantenimento del cane». Ecco va a finire che alla fine è colpa del lagotto. L'opposizione incalza: «Siamo stufi di progetti assurdi. È ora di finirla con questi animali: una volta sono i gamberi, un’altra i cervi, un’altra volta ancora i cavallini».

In che senso? La provincia, si vocifera tra i cittadini e nei palazzi del potere, non è del tutto nuova a progetti investigativi sulla «fattoria degli animali». Un vero e proprio giardino zoologico allestito dalla provincia a colpi di inchieste in stile stano ma vero. «Tutto fatto per valorizzare la nostra zona» dicono gli uomini della maggioranza.
E la lista sembra lunghissima ci sono stati prima i ghiri, comportamenti, sogni e stili di vita, pigrizia compresa. Poi c’è stata la volta dei maialini sardi, stesso trattamento, poi i cervi e i cavallini della Giara, e ancora i gamberi per la coltivazione bacini d’acqua salata. Fino al lagotto. Ad oggi dato per disperso.