«Sarebbe celebrare una disfatta»

(...) celebrazione costituisce l'assurdo doppione di una ricorrenza nazionale già esistente.
A distanza di sessant'anni dai tragici eventi sarebbe giusto e doveroso che le Istituzioni dessero vita ad iniziative non già che dividano bensì che uniscano tutti gli Italiani nell'impegno comune a costruire un futuro migliore.
In questo senso sarebbe auspicabile l'abolizione dello stesso 25 aprile che continua a non poter dirsi una Festa di tutti sostituendola con la Giornata della Pacificazione Nazionale.
Esemplare a questo proposito fu il Generalissimo Francisco Franco che volle seppellire, con uguali onori, tutti i Caduti della guerra civile spagnola - sia i vincitori che i vinti - in uno stesso luogo e cioè nella Valle de los Caridos ove Lui stesso riposa. Mirabile testimonianza da parte di un vincitore di pietas umana e di civiltà.
È profondamente sbagliato, anche in termini storici, istituire una Giornata cosiddetta del Riscatto nella data del 9 settembre quasi ad esaltazione di una delle date più buie della storia nazionale quale quella dell'armistizio e cioè, per volontà di un Re in fuga, della resa al nemico senza condizioni che, per le modalità in cui fu stipulato, immani tragedie provocò ai nostri soldati sui vari fronti.
Arrigo Petacco, storico e ligure, nel suo libro: «La nostra guerra 1940-1945» scrive che: «l'8 settembre 1943 l'Italia toccò il livello più infimo nella sua storia unitaria». Saremo l'unica Nazione del mondo che celebra una disfatta ignominiosa!
Storici ed intellettuali di prima grandezza ed insospettabili come Renzo De Felice ed Ernesto Galli della Loggia non a caso hanno parlato nei loro scritti, dell'8 settembre come vero e proprio simbolo della «morte della Patria». Quanto, poi, alla magnificazione del mito della Resistenza è stato lo stesso Presidente della Repubblica C.A. Ciampi ad esprimere parole di commosso ricordo per tutti i Caduti e l'allora Presidente della Camera dei Deputati Luciano Violante ad invitare a comprendere anche le ragioni dei vinti mentre a sollevare veri e propri dubbi sono stati, ancora di recente, autorevoli intellettuali di sinistra come Gianni Oliva, Massimo Cacciari e Gianpaolo Pansa.
Una data che tutto va tranne che celebrata e magnificata è proprio quella del 9 settembre 1943 in cui fu affondata la corazzata «Roma» al comando dello Ammiraglio Carlo Bergamini in circostanze oscure collegate all'ordine di consegnare la flotta agli inglesi, fino al giorno prima nemici, a Malta: un marinaio valoroso come il leggendario Comandante sommergibilista Carlo Fecia di Cossato, Medaglia d'Oro al Valor Militare per la vergogna provata proprio a seguito di quella resa ignominiosa della Marina al nemico, come rivela in una commovente lettera alla madre, un anno più tardi si suiciderà.
Analogo lo stato d'animo di tantissimi ufficiali, militari e cittadini su quei tragici eventi.
Al di là del commosso ricordo per chi in quei giorni, indipendentemente dalla barricata, è caduto e si è sacrificato nell'adempimento del proprio dovere, sono profondamente convinto che, a distanza ormai di tanti anni, non ci sia niente da concedere alla stucchevole retorica e soprattutto che non ci sia nulla di storicamente degno e nobile di quei tempi da celebrare ne tanto meno da magnificare ed esaltare.
Ed ora, se il Direttore lo consente, la parola ai lettori.
*Capogruppo di An
in Consiglio Regionale