«Sarebbe felice del mio impegno rivolto al futuro»

Il compito principale di Andrea Jonasson è quello di tenere vivo il ricordo di Strehler lottando con tutte le sue forze perché non vada disperso il lascito di quegli spettacoli memorabili che hanno reso famoso il teatro italiano nel mondo. Per questo, la grande attrice da anni contesa dai palcoscenici di tutta Europa, propose mesi fa alla direzione del Piccolo di riprendere non uno dei successi che l'hanno resa popolare, ma un testo singolare come «La storia della bambola abbandonata» dove, per la prima volta, reciterà circondata da un nugolo di bambini.
Come mai, signora Jonasson?
«Tempo fa mi capitò tra le mani il programma dello spettacolo in cui Giorgio dichiarava di aver inserito nel suo repertorio questa favola di Alfonso Sastre, le cui fonti sono rintracciabili nel “Cerchio di gesso del Caucaso” di Bertolt Brecht, proprio perché l'autore spagnolo prevedeva che le due protagoniste, Paca e Lolita, fossero due bambine e che l'apologo dovesse essere rivolto all'infanzia, la generazione di domani».
Cosa prescrive Strehler in questo testo, che non solo ha messo in scena ma ha anche parzialmente riscritto?
«Nel copione c'è una battuta-chiave. Un appello accorato ai bimbi presenti in scena che, dopo averlo udito, girano la domanda ai loro coetanei sparsi tra il pubblico. Un proclama che recita: “Le cose appartengono a chi le ama e le difende, o a chi le ha ricevute senza aver fatto nulla per conquistarle?”. È la chiave di volta di questo copione straordinario che, senza averne l'aria, invita a una riflessione critica sul nostro modo di essere uomini».
Lei si limiterà a rimetterlo in scena?
«No. La mia presenza, dalla sera del 14 ottobre fino all'ultima replica del 4 novembre, è indispensabile per condurre il gioco fino in fondo. Per questo ho accettato di comparire oltre che nel ruolo di venditrice di dolciumi anche in quello del cantastorie che espone le questioni essenziali e sollecita da chi gli sta intorno una risposta».
Non è la prima volta che, agli ordini di Strehler, si è cimentata in un ruolo maschile...
«Ho cominciato con Shui-Ta, il diabolico cugino di ShenTe nell'"Anima buona del Sezuan" e ho proseguito nell'"Arlecchino" dove ero un patrizio sopraffatto dalle maschere della Commedia dell'arte. Ma questa è una scommessa di tutt'altro genere. Essere insieme attrice, poi attore e, per finire, un pedagogo».
Il Maestro l'approverebbe?
«Penso sarebbe felice del mio impegno rivolto al futuro, per un'Europa attenta alle ragioni dell'arte e all'educazione dello spirito».