Sarkozy all’Europa: un superfondo per salvare le banche

da Roma

A Bruxelles si continua a storcere il naso davanti all’ipotesi di un “piano di salvataggio” come quello ipotizzato da Bush. «Sono gli americani a dover intervenire!» s’è lasciato scappare Barroso giusto ieri, rivendicando ancora una volta i rischi limitati di banche e centri finanziari del Vecchio continente davanti al maremoto dei subprime. Ma l’Ocse non pare così convinta che nella Ue le ondate non debbano far danni. «Potremmo dover pensare ad un piano sistemico anche per l’Europa, vista l’esposizione delle istituzioni finanziarie europee», ha commentato il segretario generale dell’organismo Angel Gurria.
E così rientra dalla finestra l’idea che la tempesta possa far danni anche in Europa, messa per qualche giorno fuori dalla porta dai vertici comunitari, convinti che da noi la situazione sia profondamente diversa da quella oltre Atlantico. Tanto che da Parigi decolla l’idea, avanzata formalmente dal ministro delle finanze Christine Lagarde, di un “fondo di soccorso europeo”, per prevenire qualunque fallimento bancario. Secondo alcune indiscrezioni la dotazione dovrebbe essere di 300 miliardi, ma Parigi ha smentito la cifra.
Dovrebbe essere proprio il presidente francese Sarkozy, che già ha discusso con molti dei suoi pari - tra cui Silvio Berlusconi - nei giorni scorsi, a lanciare la proposta nel summit di sabato prossimo. Quando, incontrato ieri il premier irlandese Brian Cowen e oggi quello olandese Jan Peter Balkenende, riunirà allo stesso tavolo gli altri 3 europei del G8 (Merkel, Brown, Berlusconi), Barroso, il presidente dell’eurogruppo Junker e il presidente della Banca Centrale Europea Trichet. Difficile comunque che passi il piano del “fondo”: intanto perchè Berlino l’ha già bocciato. Poi perchè l’ultima parola spetterà al consiglio europeo di metà ottobre a Bruxelles dove si è in 27, ciascuno con diritto di veto. Bisognerà comunque verificare il livello della crisi a quel punto: la riuscita o meno del varo del “piano Bush” negli Usa, la possibilità che ci si debba precipitare al salvataggio di qualche altra banca, le decisioni della Bce sui tassi d’interesse. Molti i fattori ancora indecifrabili in una atmosfera che resta pesante.
Per intanto Barroso ha annunciato già che la commissione ha intenzione di intervenire. McCreevy (mercato interno) fa sapere che già quest’oggi porterà al tavolo della discussione tra i ministri Ue un suo progetto che dovrebbe aumentare il livello minimo di garanzia dei depositi (oggi la tutela è fino a 20mila euro), rendere più trasparente la gestione del rischio (gli istituti che vendono beni cartolarizzati dovranno avere da parte capitali pari almeno al 5% del totale) e far attuare agli istituti di credito piani anti-crisi. Ancora, il commissario del mercato interno preme per collegi di supervisori europei e per il taglio dei compensi agli amministratori bancari. Ma sa che sarà difficile far inghiottire ai 27 le sue proposte.
Barroso, dal canto suo, scende in campo annunciando che a Parigi, lunedì, proporrà un suo “codice” in 5 punti: rafforzamento delle strutture di supervisione bancaria a livello europeo; affinamento delle regole per asset complessi (non dimenticando che non possiamo essere i soli a farlo, visto che nel caso perderemmo competitività con banche Usa ed asiatiche); miglioramento di garanzie per i depositi e trasparenza degli stipendi dei quadri; e infine, ribadito impegno della Ue per riforme strutturali in Europa, senza le quali l’economia reale, già sotto pressione, rischia di avere più una collisione che un impatto con la crisi finanziaria.
Dalle parole di Barroso, ma anche da quelle di altri commissari - tipo la Kroes (concorrenza), per la quale in casi di estrema gravità, come per l’appunto la crisi di alcune banche, le norme «consentono di esser flessibili sulla questione degli aiuti di Stato» - trapela insomma una punta d’allarmismo. «Non ci faremo cogliere impreparati», giurano da Bruxelles. Ma sapere che è in arrivo il ciclone non ci esime certo dalla possibilità di esser spazzati via.