Sarkozy all’Ue: il mio piano per gli immigrati

da Roma

«Patto sull’immigrazione»: è quanto ha deciso di proporre Nicolas Sarkozy nel summit dei capi di Stato e di governo in programma a Bruxelles per il 19 e 20 giugno prossimi.
In pratica, il capo dello Stato francese (che dal prossimo luglio assumerà le redini della Ue per il semestre) vuole che il consueto appuntamento estivo del Consiglio europeo dia il via libera al progetto di redigere una normativa vincolante per tutti e 27 i soci da varare entro la fine di questo 2008 sul tema caldo dell’immigrazione. Che fino a oggi ogni Paese gestiva per suo conto ma che dal 2009 - sempre che la questione sia approvata da tutti - diverrebbe tema di politica comunitaria.
Le misure che Sarkozy vorrebbe far adottare sono abbastanza drastiche, secondo quanto ha rivelato ieri il Financial Times: un serio rafforzamento della lotta contro l’immigrazione clandestina, condizioni più severe per ottenere asilo, rimpatri forzati e, ancora - per chi otterrà un contratto di lavoro in uno dei 27 Paesi membri della Ue - corsi di lingue obbligatori e di apprendimento di «valori nazionali ed europei» come la parità dei sessi e la tolleranza.
Nel documento che presenterà a Bruxelles, il capo dello Stato francese rileva che certo, l’Europa ha bisogno di immigrati per far funzionare il suo sistema, ma di fatto «non ha i mezzi per accogliere con dignità tutti coloro che la vedono come l’Eldorado». Di qui la necessità di introdurre la politica di visti con dati biometrici (accordo questo già stipulato dai 27), ma anche di definire una politica comune per l’espulsione dei clandestini, visto che non solo uno su tre oggi riesce a sfuggire ai provvedimenti assunti dalle autorità giudiziarie, ma che spesso persone con fogli di via si limitano a lasciare un Paese della comunità per andare in un altro. Così, assieme ad un incremento della cooperazione con alcuni Paesi d’origine e/o di passaggio (Marocco, Libia, Turchia, Pakistan) per favorirne la crescita e bloccare gli esodi e i passaggi, Sarkozy vorrebbe che la Ue impiegasse tutta la sua forza per convincere gli Stati più riottosi ad intese di questo tipo. Comprendendo in ciò «tutti gli strumenti: diplomatici e commerciali».
Sulle richieste d’asilo, l’inquilino dell’Eliseo poi vorrebbe che queste possano essere approvate solo se la persona che la reclama abbia lo stato di rifugiato prima di mettere piede nella Ue. Mentre sull’immigrazione legale si propone (oltre ai corsi di lingua e al rispetto dei valori europei) che ogni Paese faccia pervenire non solo un numero di richieste, ma anche la tipologia di lavoro che si reclama. Ovvero limitare gli accessi a qualifiche che rispondano alle richieste del mercato del lavoro.
Difficile capire al momento se l’ipotesi Sarkozy possa arrivare al traguardo. Più che probabile che i 27 diano il loro via libera ad un approfondimento, ma non è scontato che poi a fine anno (si parla di un summit nella capitale francese verso novembre) lo studio divenga norma. Specie i Paesi nordici, dove è meno sentito il problema dell’immigrazione clandestina, sono stati fin qui piuttosto riluttanti a cedere a Bruxelles la loro titolarità e ad allargare i cordoni della borsa per la sorveglianza del Mediterraneo. Però è anche vero che Sarkozy ha preparato puntigliosamente le sua carte: con discreti ma intensi contatti con Londra, Roma, Berlino, Vienna, Varsavia che gli avrebbero acceso il verde del loro semaforo. Tant’è che c’è chi pensa che se dovessero venire dei «no», il presidente francese potrebbe anche decidere di procedere con chi ci sta.