Sarkozy: "Altri 800 soldati in Afghanistan"

Il presidente francese annuncia linvio di rinforzi per la missione di pace a Kabul. Poi conferma la svolta atlantista: la Francia entrerà nel comando integrato della Nato alla fine del 2008. Era dal 1966 che, per decisione di De Gaulle, Parigi era fuori 

Bucarest - Il presidente francese Nicolas Sarkozy ha annunciato oggi di volere portare a compimento il processo di ritorno della Francia nel comando militare integrato della Nato dopo la fine del 2008, quando giungerà a termine il semestre di presidenza francese dell’Unione europea. "«Al termine della presidenza francese, sarà giunto il momento di concludere questo processo e di prendere le decisioni necessarie perché la Francia possa prendere il suo posto nelle strutture della Nato", ha dichiarato Sarkozy durante il vertice dei Capi di Stato e di governo dei paesi Nato, in corso a Bucarest.

Dal giorno del suo arrivo all’Eliseo, nel maggio 2007, il capo dello Stato francese ha annunciato più volte la sua volontà di vedere la Francia riprendere "interamente il suo posto" nell’ambito del comando militare integrato della Nato, al quale il generale di Gaulle aveva sbattuto la porta in faccia nel 1966.

Afghanistan, Parigi manda rinforzi Sarkozy ha confermato anche l'impegno della Francia per inviare altri rinforzi in Afghanistan. Arriveranno 800 uomini, un battaglione che sarà dispiegato all’est. Ciò consentirà agli americani di spostare parte delle loro truppe al sud, accogliendo così la richiesta del Canada di un rinforzo. La Francia dispiega al momento un contingente di 1700 uomini in Afghanistan. I nuovi rinforzi francesi, ha spiegato Sarkozy, saranno formati da truppe ordinarie, destinate a garantire la sicurezza del territorio afghano, e da alcuni elementi delle forze speciali per «colpire duro» il nemico. Confermando anche che Parigi prenderà il comando della regione centrale del Paese (con Kabul e la sua regione), nel corso del suo discorso l’inquilino dell’Eliseo ha sottolineato che l’Afghanistan rappresenta "un nodo strategico per la sicurezza internazionale". L’obiettivo, secondo Sarkozy, non è solo quello di un successo militare, bensì quello di ricostruire anche civilmente un Paese "martire, devastato da anni di guerra". Le due cose, ha aggiunto infatti, "sono inseparabili".