Sarkozy aumenta i poliziotti: trasferta dei banditi in Liguria

Pericoloso pregiudicato bosniaco ammette che rapinare le ville italiane è più semplice

Visto che in seguito all'ascesa all'Eliseo di Nicolas Sarkozy delinquere in Francia sarà più difficile, esperti malfattori specializzati nelle rapine in villa, hanno dirottato i loro colpi verso la Liguria, dove delinquere resta più semplice. Questo aspetto inquietante emerge nel corso delle indagini che hanno portato all'arresto di due pregiudicati per la rapina dello scorso dicembre a villa Carrara.
Uno degli arrestati, Bozidar Minic, 58 anni, definito dalle forze dell'ordine «un pericoloso pregiudicato» della Bosnia Erzegovina, era a stretto contatto con bande napoletane e slave. Queste ultime in particolare facevano spola tra la Liguria e la Costa Azzurra e nel corso di intercettazioni e pedinamenti tra Minic e alcuni esponenti delle bande, «si è venuto a conoscenza - riferisce Vito Di Gioia, maggiore a capo della seconda sezione rapine del reparto operativo provinciale dei Carabinieri di Genova - che con la presidenza Sarkozy e l'aumento delle forze dell'ordine in Francia, esperti delle rapine in villa dichiaravano a Minic di voler tornare a colpire in Liguria». Con l'arresto di Minic, però, spiega Di Gioia: «Abbiamo troncato il modus operandi di queste bande».
Oltre al malfattore di origine bosniaca, «l'operazione Giorgione», nata per rintracciare i responsabili della rapina alla villa di Quarto, ha portato in manette anche Marco Ottaggio, 55 anni, già conosciuto dalle forze dell'Ordine per sue operazioni di ricettazione di opere d'arte e di oggetti di antiquariato. Ma l'anello chiave delle indagini, è un medico di famiglia sessantaduenne. Proprio il dottore, medico curante sia dei rapinati sia dei rapinatori, risulta il basista delle operazioni. Durante la rapina alla residenza della famiglia Costantino (Mario Costantino è un facoltoso petroliere genovese, ndr) i banditi avevano forzato una porta finestra della villa, minacciato Osanna Bresci, la moglie dell'imprenditore, che venne legata e costretta a consegnare le chiavi della cassaforte e alcuni oggetti di valore. Tra la refurtiva anche un anello dal valore di 70 mila euro, alcuni orologi da collezione e circa 155 mila euro in contanti. Tra le richieste dei banditi anche quella di un quadro di Giorgione e di argenteria d'epoca dello scultore genovese «Torretta». Troppe quindi, le informazioni dettagliate in possesso dai rapinatori. Ciò ha spinto il reparto operativo del comando provinciale dei carabinieri a indagare in una cerchia di persone vicine alla famiglia.
I sospetti erano ricaduti da subito sul medico curante della donna, già indagato in passato per ricettazione (anche se venne assolto per tale capo d'accusa e condannato per «incauto acquisto») proprio per aver comprato nel 2005 un prezioso angioletto di legno dallo stesso Ottaggio. Inoltre, il medico con uno studio sia in Albaro sia nel centro storico, nel corso delle fittissime indagini si è dimostrato vicino e particolarmente incuriosito dal mondo della malavita. A confermare il coinvolgimento del medico è stata una sua stessa denuncia. Il sessantaduenne sarebbe stato terrorizzato da ripetute minacce dei malviventi che lo volevano coinvolgere per nuove rapine in villa. Ciò ha spinto il dottore a sporgere denuncia contro ignoti.