Sarkozy: "Basta con i figli del Sessantotto"

Parigi - Riecco Sarkozy, il miglior Sarkozy, dopo una settimana travagliata, durante la quale la Francia ha parlato poco di lui e tanto di Ségolène Royal e di François Bayrou. Il dialogo tra il centro e la sinistra è stato inconcludente, ma la sovraesposizione mediatica ha aiutato la candidata socialista, che ha guadagnato un punto e mezzo, al 47,5% contro il 52,% del suo rivale, secondo il sondaggio pubblicato dal Journal du Dimanche.
«Sarko» aveva bisogno di un grande evento per riportare l'attenzione su di sé. Ieri pomeriggio era in programma un grande comizio a Parigi e i suoi fan lo hanno aiutato, ammassandosi di fronte ai cancelli del palazzetto dello sport di Bercy: quindicimila persone sono entrate, altre diecimila sono rimaste all'esterno e hanno seguito il comizio sui megaschermi. Un'affluenza inimmaginabile e senza precedenti in questa campagna elettorale. Dentro un'atmosfera elettrica e tanti Vip in primo piano: cantanti famosi come Henri Salvador, Enrico Macias, Johnny Halliday, Gilbert Montagné; intellettuali come André Glucksmann; politici di spicco come Jean-Louis Borloo, Simone Veil e, per la prima volta, l'ex grande nemico di Sarko, il premier Dominique de Villepin. Alcuni hanno arringato la folla, altri si sono fatti semplicemente vedere. L'importante era esserci.
Al resto ci ha pensato Sarkozy, che, lasciandosi contagiare dall'entusiasmo di Bercy, ha pronunciato un discorso energico e coraggioso, in cui ha attaccato con veemenza la sinistra, proponendo in alternativa una nuova identità politica, quella di una destra, moderna e autorevole, capace di dare voce alla maggioranza silenziosa del Paese.
Sarkozy propone una Francia basata sul lavoro, la meritocrazia, la giustizia. Lo avevano accusato di aver offeso le periferie, quando due anni fa aveva dichiarato che le avrebbe ripulite con il Ddt. Durante la campagna elettorale ha evitato l'argomento, ieri invece lo ha preso di petto: «Non posso dimenticare la famiglia del quartiere di Courneuve che piangeva la morte del loro figlio di undici anni. Era il giorno della festa del papà e due gang rivali si affrontavano per strada. Il bambino fu ucciso da una pallottola vagante. Quel giorno parlai del Ddt. Non rimpiango nulla».
Un Sarko grintoso che si rifiuta di mettere sullo stesso piano i delinquenti e i poliziotti, i teppisti e i cittadini onesti. «È ora di dire basta alla Francia figlia del Sessantotto», ha urlato al microfono, mandando in visibilio i suoi fan. Non li ha mai potuti sopportare, i sessantottini, e ieri ha dato sfogo ai suoi sentimenti, rompendo tanti tabù. «Quella sinistra ha imposto il relativismo intellettuale e morale, ha sancito che non c'era differenza tra il bene e il male, che non c'era gerarchia di valori, che tutto era permesso, che l'autorità non esisteva più». Per il candidato gollista lo spirito del Sessantotto ha portato «al cinismo di oggi nella società e nella politica» e ha finito per danneggiare l'economia di mercato «coltivando il culto dei soldi, del profitto a breve termine, della speculazione: lo spirito di quell'epoca ha portato alle derive del sistema finanziario e dunque a manager senza scrupoli che pretendono paracaduti milionari».
Nel discorso, durato quasi un’ora, non ha mai nominato Ségolène Royal, lasciando al ministro della Difesa Michèle Alliot-Marie, il compito di criticarla. E Michèle non si è fatta pregare: «Non abbiamo bisogno di un presidente che cambia idea con la stessa frequenza con cui si cambia la gonna». La battuta è provocatoria, ma efficace e, pronunciata da una donna, difficilmente contestabile.
Sarkozy ha ribadito che non risponderà agli attacchi di chi lo descrive come una persona instabile, nevrotica, addirittura pericolosa: «Non mi lascerò trascinare nel fango», giura. Agli attacchi personali preferisce la polemica sui contenuti. E in proposito Sarko ha le idee chiare: propone di riportare l'etica al centro della società. «A me la parola morale non fa paura. Sembrava sparita dal vocabolario politico e per la prima volta da decenni ha caratterizzato una campagna elettorale». Dunque i francesi domenica prossima saranno chiamati a decidere «se l'eredità del maggio '68 deve essere perpetuata o se deve essere liquidata una volta per tutte».
Cercava la sensazione, Sarkozy. Missione compiuta: il protagonista della campagna elettorale è di nuovo lui.