Sarkozy categorico a Bruxelles: per l’Ue «trattato semplificato»

Il neopresidente francese non ha cambiato idea rispetto alla campagna elettorale. E sulla Turchia ripete il suo no all’ingresso in Europa

da Parigi

«Io ho votato sì al trattato costituzionale, ma sono stato eletto in un Paese che ha votato no», dice Nicolas Sarkozy nella conferenza stampa col presidente della Commissione europea José Manuel Barroso, al termine del loro incontro di ieri a Bruxelles. La sala è piena di giornalisti, a dimostrazione dell'interesse per il debutto europeo del nuovo leader francese. Sarkozy è stato ieri chiarissimo: Parigi vuole il compromesso sul nuovo trattato europeo (ratificato da 18 Paesi, ratificabile con relativa facilità da altri due, messo nel dimenticatoio da cinque e respinto per via referendaria da Francia e Gran Bretagna), ma tutti devono rinunciare a qualcosa. La Francia è pronta a fare la sua parte di cammino in vista del compromesso, ma non accetterà di votare una seconda volta sul trattato respinto il 29 maggio 2005.
Sarkozy è andato ieri a Bruxelles a dire che le sue convinzioni non sono cambiate nel passaggio da candidato a presidente: la dinamica dell'integrazione comunitaria deve - a suo avviso - uscire dall'attuale impasse attraverso il varo di un «trattato semplificato», che mantenga l'essenziale della Costituzione, ma che cancelli qualsiasi riferimento al concetto di «Costituzione». Solo a queste condizioni Sarkozy potrà mantenere l'impegno assunto di fronte agli elettori transalpini: far ratificare il prossimo «trattato semplificato» per via parlamentare anziché referendaria, circostanza che escluderà in anticipo ogni sorta di sgradevole sorpresa.
Però Sarkozy teme che in Europa non tutti siano disponibili a cercare un compromesso sul futuro trattato, visto che il precedente è stato già ratificato dai due terzi dei membri dell'Unione. In particolare Romano Prodi aveva insistito sulla necessità di salvaguardare il trattato costituzionale nella versione firmata a Roma nell'ottobre 2004. Le fonti dell'Eliseo fanno notare che in ogni caso quel documento non può aver alcun valore neppure per gli Stati che lo hanno già ratificato, visto che una delle condizioni per la sua entrata in vigore era proprio l'accettazione ufficiale e definitiva di tutti quanti i membri dell'Unione. O tutti o nessuno, dunque. E siccome Francia e Olanda anno risposto di no per referendum, è chiaro - sempre secondo Sarkozy - che c'è una sola alternativa al compromesso: lo stallo totale.
Per riscattare il no dei suoi connazionali al referendum del 2005, Sarkozy - che ieri a Bruxelles ha indossato i panni del convinto europeista - ha affidato la politica estera in generale e quella comunitaria in particolare a due personaggi noti per il loro favore all'integrazione comunitaria: il nuovo ministro degli Esteri Bernard Kouchner e il nuovo titolare degli Affari europei (la sua qualifica ufficiale è quella di segretario di Stato, carica che in Francia corrisponde in pratica a quella di un vice ministro) Jean-Pierre Jouyet. Nella conferenza stampa finale, Sarkozy si è anche lasciato andare una frase a proposito della sua «grande soddisfazione» nel lavorare con un personaggio come Kouchner (che proviene dai ranghi della sinistra, ma che è stato appena espulso dal Partito socialista).
Nei colloqui di ieri tra Sarkozy e Barroso il tema della ricerca di un compromesso sul trattato europeo ha messo in ombra tutti gli altri argomenti «sensibili», come le perplessità francesi sulla politica monetaria della Bce e la questione dell'ingresso della Turchia nell'Unione. Se sulla Bce Sarkozy si è mostrato ben più conciliante che in campagna elettorale, sulla Turchia il suo rifiuto all'ingresso nell'Unione resta inflessibile e la sola ipotesi per lui plausibile è quella del raggiungimento di un accordo per una «partnership privilegiata» tra Ankara e l'Unione.