Sarkozy: «Così cambierò un’Europa che non va»

da Parigi

«L'Europa preoccupa la sua popolazione. Se c'è un ritorno indietro è perché molti hanno l'impressione che essa non protegga abbastanza contro la globalizzazione», dice Nicolas Sarkozy, parlando in diretta durante il tiggì delle 19 sulla rete pubblica France-3 e inaugurando così il suo semestre di presidenza dell'Unione europea. «L’Europa fu costruita per fare la pace, e ha funzionato», ha detto Sarkozy. «Per la prosperità, e ha abbastanza ben funzionato; per la democrazia, e ha funzionato. Ora ci si attende che protegga gli europei contro i rischi della mondializzazione: su questo non funziona, bisogna cambiare». Il programma comunitario di Sarkozy aveva inizialmente obiettivi trionfalistici: Unione mediterranea, ecologia, lotta al carovita, armonizzazione fiscale, questioni monetarie, difesa comune, politica estera comune, soluzione dei problemi dell'immigrazione, energia, grande intesa sull'agricoltura, ricerca scientifica. Poi tre elementi hanno tarpato le ali all'inquilino dell'Eliseo: 1) la sconfitta nel braccio di ferro con Angela Merkel a proposito del Mediterraneo; 2) il peggioramento dei conti pubblici francesi; 3) il successo del «no» al referendum irlandese sulla ratifica del Trattato di Lisbona.
Sarkozy aveva concepito l'Unione mediterranea come un'organizzazione indipendente, circostanza che avrebbe di fatto escluso (o comunque emarginato) i Paesi che non s'affacciano sul «Mare nostrum». L'ira della Merkel ha costretto Sarkozy a rivedere il suo progetto, incanalandolo nel filone comunitario della conferenza di Barcellona del 1995. Ecco spuntare l'espressione «Unione per il Mediterraneo» (Upm), che di fatto sancisce l'adozione delle modifiche volute dalla Germania. Ormai la nuova struttura esprime la politica mediterranea dell'Ue nel suo complesso. Sarkozy spera moltissimo sui «fuochi artificiali» del vertice inaugurale dell'Upm, che avrà luogo a Parigi il 13 luglio.
Quanto ai conti pubblici francesi, Sarkozy sa di rischiare lo sfondamento nel 2008 del «tetto» del 3% nel rapporto tra deficit e Pil. Una situazione imbarazzante per il Paese che assume la presidenza dell'Ue. C'è poi la questione irlandese: benché molti prevedano una marcia indietro di Dublino, è certo che del tempo verrà perduto per risolvere questo puzzle. Così Sarkozy potrebbe non riuscire a coronare un suo vecchio desiderio: compiere una raffica di scelte importantissime (a cominciare dal nome del futuro «presidente» della Ue) proprio durante il semestre da lui presieduto.
Certamente la presidenza francese dell'Ue sarà una «leadership forte», un'occasione importante per avviare a soluzione alcuni problemi urgenti e delicati. Nella sua intervista di ieri sera, Sarkozy ha insistito sull'importanza che ha il dossier immigrazione, con la conferenza ad hoc prevista a metà ottobre. Sarkozy è convintissimo che su questo terreno occorra definire un contesto operativo comune: la lotta all'immigrazione illegale deve diventare, a suo avviso, molto più intensa ed efficace. Linea dura contro i clandestini. Un altro probabile successo del «semestre francese» sta nel rafforzamento dei legami sul fronte dell'energia e della lotta all'inquinamento. Di qui al problema del carovita il passo è breve, visto il boom dei prezzi del greggio. Sarkozy propone una riduzione al 5.5% di tutti i prodotti ecologici, auto comprese, e insiste sul potenziamento del dispositivo europeo di centrali nucleari: ieri sera ha annunciato che una seconda centrale nucleare di nuova generazione verrà quasi certamente costruita entro i confini nazionali. Non è mancata una stilettata alla Bce, che - secondo Sarkozy - «dovrebbe preoccuparsi di più della crescita».