Sarkozy: dialogo sul welfare «Ma la riforma va fatta»

Il presidente francese ai sindacati: «La situazione è intollerabile». E sulla Turchia ribadisce che «non c’è posto in Europa»

da Parigi

«Sono stato eletto per risolvere i problemi, non per chiacchierare su questi ultimi!», dice Nicolas Sarkozy all'inizio della sua intervista radiotelevisiva a reti unificate, realizzata dai due giornalisti simbolo della Tv privata, Patrick Piovre d'Arvor, e di quella pubblica, Arlette Chabot. Sono gli stessi giornalisti che avrebbero interrogato Sarkozy lo scorso 14 luglio se lui non avesse voluto abolire la tradizione dell'intervista in occasione della festa nazionale. Adesso Sarkozy ha sollecitato i principali canali televisivi a ospitare insieme il suo volto, la sua voce e il suo messaggio. Ieri sera, poco dopo le 20, i due più influenti giornalisti politici transalpini hanno rivolto le loro domande a un capo dello Stato deciso a scongiurare il rischio di un calo di popolarità dopo quattro mesi di «luna di miele» col proprio popolo.
Sarkozy è sull'orlo di un autunno caldo ed è andato di fronte alle telecamere per evitare questa ipotesi, legata alla riforma delle pensioni. È stato impeccabile sul piano della comunicazione politica, ma è ancora presto per dire se questo basterà a evitare lo scontro sociale. Il nodo da sciogliere è chiaro e Sarkozy lo ha riassunto in questo modo: «I dipendenti del settore privato vanno in pensione dopo quarant'anni di contributi e quelli del settore pubblico si preparano a fare la stessa cosa, ma bisogna porre fine all'eccezione costituita dai regimi pensionistici speciali», i cui dipendenti lasciano il lavoro all'età di 55 anni. Si tratta di trasporti pubblici urbani, ferrovie, gas, elettricità e così via. Nel 1995 i sindacati di questi stessi settori si mobilitarono contro ogni ipotesi di riforma pensionistica e paralizzarono la Francia per intere settimane.
Ieri Sarkozy ha voluto andare di fronte alle telecamere soprattutto per attenuare l'irritazione dei ferrovieri (e dei membri delle altre categorie interessate) di fronte al prolungamento della loro vita lavorativa. Ha detto due cose per lui fondamentali: 1) massima flessibilità sul metodo; 2) massimo rigore sul principio dell'allineamento delle pensioni dei ferrovieri (e degli altri) con quelle del resto del settore pubblico e di quello privato. Dunque ci saranno discussioni con i sindacati, che Sarkozy sta cercando di prendere nel senso del pelo. Ci saranno anche ipotesi di scale, scaloni e scalini per smaltire nel tempo gli effetti della nuova riforma pensionistica, che completa quelle del 1994 e del 2003. Ma alla fine i sindacati dovranno digerire l'amaro calice della futura legge perché l'attuale situazione è intollerabile.
Durante la lunga intervista (tre quarti d'ora) il presidente ha parlato anche delle 35 ore, la riforma socialista del 1998 che Sarkozy ha descritto come un'assurdità, sottolineando l'importanza della riforma (già realizzata) della detassazione degli straordinari, che di fatto vanifica le 35 ore. Altro punto importante: «La crescita francese deve raggiungere il livello annuo del 2,5-3 per cento», l'obiettivo indicato dall'inquilino dell'Eliseo. Peccato che quest'anno non sia probabilmente destinata ad arrivare al 2 per cento. Proprio in chiave di crescita economica, Sarkozy ha criticato una volta di più l'atteggiamento della Banca centrale europea (Bce) e del suo «timoniere» Jean-Claude Trichet, che rifiutano di abbassare i tassi d'interesse. «Non possiamo essere la sola regione del mondo che non utilizza la propria moneta al servizio della crescita e dell'occupazione», è la durissima frecciata lanciata all'indirizzo di Trichet.
In tema di politica estera, ribadite le porte chiuse alla Turchia per l’Europa, mentre sull’Iran Parigi «non vuole la guerra» ma resta «inaccettabile» che Teheran «cerchi di dotarsi della bomba atomica». Quanto alla sua persona, Sarkozy non ha voluto dire se intende ripresentarsi nel 2012 per un secondo mandato all'Eliseo.