Sarkozy: «Espellerò gli imam radicali»

Alberto Toscano

da Parigi

«I predicatori di violenza credono che la Repubblica francese sia debole, ma si renderanno conto di quanto noi siamo forti e determinati nel garantirne la sicurezza», dichiara il ministro degli Interni Nicolas Sarkozy, 50 anni, a proposito della presenza sul suolo transalpino di numerosi imam islamici, da lui accusati di propagandare idee inconciliabili con i diritti dell’uomo e con la democrazia.
Commentando le attuali misure antiterrorismo, decise in ambito francese ed europeo, Sarkozy ha manifestato chiaramente l’intenzione di «espellere dalla Francia tutti quei predicatori che propagandano un Islam radicale e per noi inaccettabile». Parole dure, che testimoniano la volontà del governo di Parigi di insistere sulla linea della fermezza nei confronti degli ambienti estremisti, spesso sospettati di contiguità con le organizzazioni terroristiche.
Secondo Sarkozy in passato c’è stata troppa «comprensione» nei confronti di alcuni imam predicatori di violenza. Il caso più clamoroso è stato quello di un religioso musulmano di Vénissieux, località vicina a Lione, che ha teorizzato l’anno scorso il «diritto del marito di picchiare la moglie». Questa delirante posizione è stata giustificata dall’imam Bouziane in base alla sua interpretazione del Corano. Lo stesso esponente religioso islamico ha assunto atteggiamenti giustificazionisti rispetto ad altre manifestazioni di violenza.
Adesso Sarkozy non ha alcun dubbio sul fatto che persone del genere non possano più vivere e soprattutto predicare» tranquillamente sul suolo francese. «Noi li espelleremo senza guardare in faccia a nessuno!», insiste il ministro francese dell’Interno nel tracciare il suo programma d’azione rispetto ai «predicatori di violenza» che si ammantano in abiti religiosi.
Proprio Nicolas Sarkozy, che è stato una prima volta titolare dell’Interno nel periodo compreso tra il maggio 2002 e l’aprile 2004, ha allacciato rapporti costruttivi con gli esponenti moderati della comunità islamica francese, varando nel 2003 la prima istituzione rappresentativa di tutti (o quasi) i suoi membri: il Cfcm, sigla che sta per Consiglio francese del culto musulmano. Dunque l’orientamento del «ministro di ferro» non consiste nel combattere l’Islam in quanto tale, ma nell’isolare gli estremisti e i «predicatori di violenza» allo scopo di meglio colpirli e soprattutto di allontanarli dal territorio nazionale, nel caso in cui non siano essi stessi cittadini francesi. Rientrato al dicastero degli Interni lo scorso maggio, dopo un periodo in cui ha ricoperto altre funzioni politiche, Nicolas Sarkozy ha contribuito da un lato a rilanciare le attività del Cfcm e dall’altro a intensificare la repressione degli estremisti islamici. Questo suo atteggiamento è diventato ancor più chiaro dopo gli attentati di Londra del 7 luglio, quando la posizione del governo francese ha però portato anche ad alcune polemiche in ambito internazionale.
In Francia non tutti sono persuasi che l’idea di sospendere - anche se per un periodo presumibilmente breve - gli accordi di Schengen sulla libera circolazione delle persone possa costituire una risposta efficace al rischio del dilagare della violenza. Ieri i media transalpini hanno riferito le perplessità della Commissione europea a proposito della sospensione di Schengen.
Tutti questi elementi sono stati al centro di un incontro tra Sarkozy e lo stato maggiore della sicurezza nazionale.
Sono state discusse le strategie da adottare, dall’aumento delle perquisizioni personali fino all’introduzione di un sistema sofisticato simile al grande orecchio britannico.