Sarkozy: Europa più forte e amica degli Usa

Nel suo primo discorso al corpo diplomatico il capo dell’Eliseo detta
le linee guida della politica estera. Parigi si scopre più
filo-atlantica del passato. Il presidente francese rilancia il mini trattato per l’Ue. E sull’Iran dice: "Atomica inaccettabile"

Parigi - Nicolas Sarkozy ha tenuto ieri all’Eliseo - in occasione della conferenza annuale degli ambasciatori - il suo primo discorso di politica estera da quando è succeduto a Jacques Chirac. La differenza tra i due personaggi è evidente: stile cauto e diplomatico per Chirac, stile battagliero e diretto per Sarkozy. Ecco i temi fondamentali trattati dal presidente francese.

Europa La frase chiave è stata: «Non c’è una Francia forte senza l’Europa, non c’è un'Europa forte senza la Francia». Sarkozy ha rivendicato il merito d’aver riaperto il processo d’integrazione grazie al «trattato semplificato». Ha promesso che la Francia sarà uno dei primi Paesi a ratificare quel documento. Ha annunciato che proporrà la creazione di una commissione di saggi, destinata a riflettere sull’avvenire comunitario. Ha soprattutto espresso una linea decisamente favorevole al rilancio del processo d’integrazione, pur lasciando intendere qualche critica al Patto di stabilità. È stato, insomma, un Sarkozy europeista.

Turchia Sarkozy resta contrarissimo all’ingresso di Ankara nell’Ue, ma vuol evitare i contraccolpi del «no» alla domanda turca. Dunque fa una proposta: sui 35 punti in discussione per l’adesione turca, ben 30 possono riguardare anche un semplice trattato di collaborazione. L’idea è quella di cominciare a cercare un’intesa su questi 30 punti. Poi si vedrà. Sarkozy spera che a quel momento i turchi possano essere soddisfatti dei vantaggi raggiunti e non vogliano fare discorsi del tipo: o tutto o niente

Islam-Medio Oriente Il presidente ha usato toni fermissimi, accusando gli estremisti islamici di cercare lo sconto globale con l’Occidente. Al tempo stesso Sarkozy rilancia - nel contesto di quella che chiama «Unione mediterranea» e che resta un’iniziativa ancora generica - l’idea del dialogo col mondo arabo per isolare gli estremisti. Un caso particolare è quello della Siria, rispetto alla quale la collaborazione è subordinata a un atteggiamento costruttivo di Damasco rispetto alla questione libanese. Sulla questione palestinese, Sarkozy ha avuto parole durissime nei confronti di Hamas, che considera un’organizzazione ancora arroccata su una linea violenta e integralista. La Francia non «intende rassegnarsi alla creazione di un Hamastan a Gaza», ha detto sottolineando che «non transigerà mai sulla sicurezza d’Israele».

Difesa Sarkozy rilancia in grande stile l’asse franco-britannico, da estendere in primo luogo alla Germania e poi a chiunque lo vorrà, nel campo della nuova politica europea della difesa. Sarkozy insiste però sul fatto che quella politica europea non deve in alcun modo essere alternativa al mantenimento e al rafforzamento dell’Alleanza atlantica. Per essere più chiaro parla di «complementarietà» tra i due sistemi. Rispetto all’epoca di Chirac, la Francia è oggi più «atlantica».

Stati Uniti Parigi vuole rilanciare l’amicizia dopo la fase delle aspre polemiche a seguito dell’intervento in Irak. Sarkozy lo ha detto chiaramente: «Io stesso mi considero tra quanti ritengono che l’amicizia tra Stati Uniti e Francia oggi sia importante» aggiungendo però che amicizia non significa subordinazione.

Irak Le priorità francesi sono: processo di pace tra tutte le componenti della società irachena, ritiro di tutte le truppe straniere intervenute nel 2003, ruolo fondamentale delle Nazioni unite nel favorire e nel garantire la pace. Sarkozy ha detto che «la Francia resta ostile a questa guerra» e chiede a Washington «un orizzonte chiaro» a proposito del ritiro delle truppe.

Afghanistan Aumento dell’impegno francese attraverso nuove iniziative destinate all’addestramento delle forze governative, impegnate nella lotta ai talebani. Importanza della lotta al traffico dell’oppio.

Cina-India-Brasile Sarkozy dice che questi Paesi hanno il diritto a vedersi riconosciuto uno status di potenza, ma aggiunge che quello status implica anche dei doveri, ad esempio sul piano dell’ambiente, su quello delle norme sociali e su quello della lealtà commerciale. Sarkozy è pronto a battersi per l’ingresso di questi tre Paesi (oltre alla Germania e a uno Stato africano) nel Consiglio di sicurezza dell'Onu quale membri permanenti. Cina, India, Brasile, Messico e Sudafrica potrebbero anche entrare nel G8, che diverrebbe così un G13.

Iran Nei confronti di Teheran, Sarkozy è stato fermissimo, dicendo: «Un Iran con l'arma nucleare è per me inaccettabile». Ha persino fatto l’ipotesi di un intervento militare, dicendo che la comunità internazionale «potrebbe trovarsi di fronte a un'alternativa catastrofica tra la bomba iraniana e il bombardamento dell’Iran». Teheran può avere nostalgia dei discorsi di Chirac, che si limitava a minacciare l'embargo commerciale. Detto questo, Sarkozy ha insistito sul dialogo, che ha per mediatori Francia, Germania e Gran Bretagna.

Russia Nessuno si attendeva una tale fermezza di Sarkozy verso Mosca. L’inquilino dell'Eliseo ha detto che «la Russia ha imposto il suo ritorno sulla scena mondiale con una certa brutalità, quando il resto del mondo e soprattutto l’Europa si aspettano la sua collaborazione». Nel mirino c’è la situazione nel Caucaso, ma ci sono anche certi recenti toni da Guerra Fredda da parte del Cremlino.