Sarkozy isolato in casa cerca gloria all’estero

Dalla Libia alla crisi dei mercati, il presidente vuole ritagliare per
sé e per la Francia un ruolo centrale. Per risalire nei sondaggi

A Parigi, a monitorare la crisi del debito, c’è il ministro dell’Economia, François Baroin. Nicolas Sarkozy ha preferito restare in vacanza nella casa dei suoceri, a Cap Nègre. Per i giornali francesi, il presidente, mostrandosi rilassato in sella alla sua bicicletta, vuole evitare che un suo improvviso ritorno nella capitale aumenti il panico causato dalla crisi. E ieri, la Borsa parigina ha chiuso in rialzo. «Carichiamo le batterie del telefono più volte al giorno, ma per chiamare Berlino e Washington non c’è neccessità di essere a Parigi», ha detto un assistente di Sarkozy. E da giorni, da quando il 5 agosto Standard & Poor’s ha declassato il rating americano, il leader passa ore al telefono con la cancelliera tedesca Angela Merkel, il presidente degli Stati Uniti Barack Obama, il capo delle Banca centrale europea Jean-Claude Trichet. Lo scorso weekend ha lavorato al documento congiunto firmato da Berlino e Parigi che dice all’Italia di «non perdere tempo» ad applicare le misure per tagliare il deficit di bilancio e migliorare la competitività.

Per il presidente francese - da giorni in prima linea nel dare direttive ad altri Paesi europei - il declassamento americano e la crisi dell’euro arrivano in un momento particolarmente difficile: a soli nove mesi dalle elezioni per l'Eliseo Sarkozy fatica a riprendersi nei sondaggi.

Sarkozy non è un capo di Stato popolare. Da anni i sondaggi raccontano un presidente che oscilla attorno al 35% delle preferenze. Piace di più il suo primo ministro, il grigio ma efficace François Fillon. A pochi mesi dalle presidenziali, l’ex politico più popolare di Francia, Dominique Strauss-Kahn, per mesi il rivale socialista più credibile di Sarkozy, ha dovuto abbandonare i suoi non dichiarati progetti elettorali a causa di uno dei più eclatanti scandali sessuali della storia della République. Ma i socialisti, anche senza DSK, avevano già dato un colpo al governo di Sarkozy con il successo alle regionali del marzo 2010. Secondo un sondaggio di metà luglio, se si votasse oggi, davanti a rivali come i pesi massimi socialisti Martine Aubry e François Hollande, Sarkozy sarebbe battuto al secondo turno.

Quella del 2012, per il presidente Sarkozy, non sarà dunque un’elezione facile. E oggi non lo aiuta quello che i giornali finanziari di tutto il mondo ripetono da giorni. In un comunicato pubblicato dalla società di consulenza britannica Bhh, l'economista della banca Ubs Paul Donovan ha detto che non ritiene il rating francese una tripla A perfetta. «Più la tensione sui mercati sale, più il rating francese è minacciato», ha spiegato. Secondo Bloomberg, la decisione di S&P di declassare il rating americano lascia la Francia il Paese a tripla A con maggiore possibilità di declassamento, perché più cara da assicurare contro il deficit di Paesi come il Giappone, gli Stati Uniti, la Repubblica Ceca.

Non è un buon momento per Sarkzoy, che si trova ad affrontare oggi, come i suoi colleghi americani ed europei, una crisi finanziaria senza precedenti e tra pochi mesi una difficile elezione. Il presidente, però, è noto ai commentatori francesi e a quelli internazionali per la sua abilità politica proprio in tempi di crisi. E infatti, da luglio ad agosto è salito di tre punti nei sondaggi, attestandosi al 36%. E non è un caso che il settimanale l'Express abbia un titolo che dice molto sulla strategia del leader francese. «Sarkozy si ripresidenzializza grazie alla crisi». Non è la prima volta che il presidente usa la scena internazionale per rafforzare il sostegno interno. La presidenza francese del G8/G20, iniziata a gennaio, ha dato modo a Sarkozy di ritagliarsi un largo spazio di manovra internazionale.

Il presidente ha cercato un ruolo predominante della Francia nell'intervento della Nato in Libia, e adesso si trova in una situazione scomoda, senza una credibile exit strategy. Sarkozy porta in queste ore la crisi europea nella campagna per l’Eliseo, sfruttando la tribuna internazionale: ha giocato da protagonista al summit del 21 luglio, dove è stato rilanciato un secondo piano di aiuti alla Grecia; ha firmato domenica con la cancelliera tedesca Merkel un documento per difendere i principi di solidarietà europei. E in casa, ha riattivato il dibattito sulla «regola d’oro», che prevede di inserire nella Costituzione l’obbligo di un ritorno al pareggio di bilancio. I socialisti hanno già rialzato le barricate.