Sarkozy: meno tasse e conti a posto in 5 anni

Il presidente francese presenta le linee del suo programma: «Non
attuerò una politica che rallenti la crescita o renda impossibile le
grandi riforme». Sarà introdotto lo «scudo fiscale»: nessuno dovrà dare all’erario oltre il 50 per cento dei propri guadagni

da Parigi

«Il potere d'acquisto dei francesi è troppo basso», dice e ripete Nicolas Sarkozy. Lo dice poco dopo mezzogiorno nel suo discorso ai parlamentari della maggioranza di centrodestra, massicciamente trasferitisi all'Eliseo per ascoltare la linea del leader, e lo ripete poco dopo le 20 in un'intervista al telegiornale della rete privata Tf-1. La riduzione delle tasse avrà un ruolo chiave nell'azione del governo del primo ministro François Fillon, che già nei prossimi giorni presenterà un disegno di legge ad hoc.
Come ha affermato Sarkozy nei suoi due interventi di ieri (ambedue pubblici, visto che il discorso ai parlamentari è stato trasmesso in diretta da alcuni canali televisivi), la riduzione del carico fiscale procederà attraverso gli strumenti seguenti: 1) completa detassazione delle ore di lavoro straordinario; 2) abolizione della tassa di successione nel 95 per cento dei casi (e riduzione di questo prelievo fiscale anche nel caso dei patrimoni più elevati); 3) deducibilità dalla dichiarazione del reddito di tutti gli interessi relativi al mutuo per la prima casa; 4) «scudo fiscale» al 50 per cento: nessuno potrà essere costretto a dare allo Stato oltre la metà dei propri guadagni.
«Non attuerò - ha precisato - una politica che abbia l’effetto di rallentare la crescita o di rendere impossibili le grandi riforme necessarie». Dietro queste misure c'è l'elemento su cui Sarkozy ha più insistito nei suoi due discorsi di ieri: il lavoro. Ecco le parole del presidente: «La nostra politica sociale si riassume nella parola lavoro». Ha aggiunto di non volere più sentir parlare di prepensionamenti. Poi ha detto: «Anche per quanto riguarda la politica monetaria e quella di bilancio, io non giudicherò che sulla base di un solo criterio: le possibili scelte ricompensano o svalutano il lavoro? Questa concezione è per me la vera rottura col passato».
Gli osservatori francesi sono rimasti allibiti dal tono del discorso di Sarkozy ai parlamentari: un tono estremamente volontarista, da capo di governo più che da capo dello Stato. Come dire che Sarkozy si mette personalmente in gioco: se il governo fallirà, il fallimento sarà anche il suo. Il presidente è intervenuto anche a proposito della cosiddetta "Iva sociale", ossia dell'ipotesi che il governo decida di ridurre il prelievo fiscale sul lavoro (e non solo sulle ore di straordinario), compensando quella perdita con un inasprimento della tassazione indiretta.
Proprio la polemica su questo punto ha creato non poca confusione nella campagna elettorale in vista della consultazione di domenica scorsa (rinnovo dell'Assemblea nazionale), circostanza che ha probabilmente limitato il successo - comunque nettissimo - del centrodestra. La linea dell'Eliseo è chiara: la riflessione sull'argomento continua e qualche sperimentazione è probabile. Poi si deciderà sulla base dei risultati. Sarkozy ha infine voluto chiudere la polemica giornalistica sul suo bizzarro comportamento in una delle conferenze stampa al recente G8: «Non avevo bevuto, ma ero solo un po' affannato».