Sarkozy: "Nessuna austerità per i francesi"

Il presidente ribadisce che manterrà tutte le promesse della campagna
elettorale, a cominciare dalla riduzione delle tasse, anche a scapito
dei "diktat" di Bruxelles. E oggi il nuovo capo dell’Eliseo sarà a Madrid per rilanciare il
progetto di un’Unione Mediterranea che risolva i problemi
dell’immigrazione

Parigi - «Io sono stato eletto sulla base di un programma preciso e non ho la minima intenzione di modificarlo», dice seccamente Nicolas Sarkozy a proposito della questione del taglio fiscale. La riduzione delle tasse verrà effettuata nei tempi e nei modi previsti, malgrado la gaffe del ministro del Bilancio Eric Woerth, che - appena assunte le proprie funzioni - ha dato nei giorni scorsi la sensazione di voler ridimensionare la fondamentale promessa fatta da Sarkozy durante la recente campagna elettorale per l’Eliseo: appunto il taglio delle tasse. Adesso i francesi si preparano a tornare alle urne, visto che il 10 e il 17 giugno ci sarà la consultazione per il rinnovo dei 577 seggi che compongono l’Assemblea nazionale. In questo clima Sarkozy potrebbe pagare a caro prezzo un’eventuale sensazione dell’opinione pubblica a proposito dell’incoerenza del suo programma. Eccolo reagire con fermezza alla dichiarazione del ministro del Bilancio e ribadire che gli interessi sui mutui, contratti per finanziare l’acquisto della prima casa, saranno effettivamente deducibili dalla dichiarazione dei redditi. Oggi tali interessi possono essere dedotti soltanto per le prime due dichiarazioni fiscali dopo la firma del contratto d’acquisto. Il ministro Woerth ha ipotizzato la loro deducibilità sine die, ma solo nel caso dei mutui firmati dopo l’elezione di Sarkozy. Adesso il capo dello Stato precisa che la promessa fatta in campagna elettorale vale per la totalità dei mutui relativi alla prima casa.
Gli economisti vicini all’opposizione di sinistra si sono scatenati in accuse a Sarkozy, considerato poco «virtuoso» rispetto alle esigenze del risanamento finanziario. Il presidente ha replicato che gli imperativi esterni, ossia le pressioni di Bruxelles, contano per lui meno dell’assoluto bisogno di rilanciare l’economia francese allo scopo di combattere la disoccupazione. Nessuna austerità, in parole povere, per i francesi. Dunque, il taglio delle tasse continuerà nei modi previsti durante la campagna elettorale, indipendentemente dal fatto che il debito pubblico francese viaggi attualmente al di là del 60% del Pil (livello considerato eccessivo dalla Commissione Ue). Sempre a proposito dei tagli fiscali, Sarkozy ha confermato tre sue fondamentali promesse: 1) nessun cittadino francese potrà pagare in tasse oltre la metà di ciò che guadagna nel corso di un anno; 2) la tassa di successione verrà cancellata nel caso dei redditi medio-bassi; 3) le ore di straordinario non verranno sottoposte a prelievo fiscale.
Oggi Sarkozy è a Madrid a discutere con Zapatero la sua idea del cosiddetto «trattato semplificato» destinata - secondo lui - a togliere dall’impasse l’attuale questione della ratifica della Costituzione europea. La Spagna è uno dei 18 Paesi che ha ratificato quel documento, nonché uno dei due Paesi ad averlo fatto per via referendaria. Mandare in soffitta il trattato costituzionale e rinegoziarne uno nuovo sarebbe - dal punto di vista di Madrid - un serio problema, visto che si renderebbe necessaria la convocazione di un nuovo referendum allo scopo di ratificare un testo diverso da quello già accettato dagli elettori iberici.
Nei colloqui di oggi, Sarkozy intende porre anche il problema del cosiddetto «Patto mediterraneo», ossia dell'intesa tra i Paesi che si affacciano su questo mare, indipendentemente dal fatto che siano o no membri dell’Unione europea. Nell’ottica del presidente francese il «Patto mediterraneo» sarebbe una sorta di ponte tra l’Unione e gli altri Stati bagnati dalle acque del «Mare Nostrum», allo scopo di dare una risposta al problema dell’immigrazione. Questa idea sembra in realtà destinata a fornire alla Turchia un contentino per la sua probabile esclusione dall’Unione europea. Essendo contrarissimo all’ingresso di Ankara nella Comunità dei Ventisette, Sarkozy sta cercando un modo per risolvere questo problema senza creare particolari attriti.