Sarkozy parla alla Francia: "Prometto di difendere l'identità del nostro Paese"

Chirac passa il testimone al successore (<a href="/video.pic1?ID=NicolasSarkozy_JacquesChirac"><strong><font color="#ff6600">guarda il video</font></strong></a>). Nel primo discorso ricordati De Gaulle e Mitterand: <strong><a href="/a.pic1?ID=178382">&quot;Manterrò la parola data&quot;</a></strong>. Oggi viaggio in Germania, dalla Merkel. Forse domani il nuovo governo: Fillon premier. <a href="/a.pic1?ID=178379"><strong>Il bacio di Cecilia a Sarkò</strong></a>

Parigi - Nicolas Sarkozy è da oggi il 23° presidente della repubblica francese, il sesto eletto con le regole fissate dalla costituzione del 1958, la quinta repubblica. Il passaggio dei poteri con Jacques Chirac ha fatto di lui ufficialmente il nuovo capo dello stato e non ha perso tempo per ricordare in un discorso non formale quelli che sono i suoi obiettivi e le priorità. Un discorso che vuole unire ma anche che puntualizza le scelte della nuova presidenza che questa mattina è cominciata. Con una promessa solenne: "Manterrò la parola data, difenderà l'identità della Francia"

Passaggio dei poteri con Chirac La cerimonia ha seguito un rituale preciso, rigido, il simbolo di come le istituzioni si rinnovano restando fedeli a loro stesse. Ma ci sono stati anche momenti personali, più emotivi, come quando il nuovo presidente ha abbracciato e baciato la moglie Cecilia che aveva a lungo conversato e salutato i tanti invitati, tra i 400 e i 500; o come quando Louis, il figlio della coppia presidenziale, si è incuriosito a guardare e toccare le onorificienze che il generale Jean Pierre Kelche si preparava a consegnare al nuovo capo dello stato. La cerimonia ha avuto due tempi: un primo dedicato all’arrivo di Nicolas Sarkozy, al colloquio con il presidente uscente nel quale Chirac ha trasmesso le informazioni più riservate dello stato compresi i codici per l’uso delle armi nucleari.

"Monsieur le President" Dopo il saluto di Chirac e la sua uscita dal cortile dell’Eliseo ne è cominciato un secondo, più formale e più diretto nello stesso tempo. Il momento più solenne è stato quando il presidente del consiglio costituzionale, davanti alle massime cariche dello Stato, ha proclamato i risultati delle elezioni e si è rivolto a Sarkozy per la prima volta chiamandolo «Monsieur le President», ricordandogli che da quel momento rappresentava la Francia. Sarkozy ha avuto un momento di tensione e di commozione, poi ha parlato per la prima volta da presidente dei francesi.

"Rispetterò la parola data" Ha assicurato che cercherà di unire ma anche di «rispettare la parola data» di «rispettare gli impegni». Ha assicurato che lavorerà per un’Europa che protegge, per l’unione del Mediterraneo, per il futuro dell’Africa, per i diritti dell’uomo e per la lotta contro il riscaldamento della terra. Ha assicurato che questi saranno «le priorità» dell’azione politica e diplomatica di un paese che deve aprirsi al cambiamento. Poi una parentesi di saluti, alcuni formali altri amichevoli, ha preceduto la rassegna del picchetto d’onore schierato nel giardino dell’Eliseo.

Omaggio al Milite Ignoto Nelle prime ore del pomeriggio Sarkozy andrà a rendere omaggio al Milite ignoto all’Arco di trionfo e, con una innovazione, anche ad una stele che si trova nel Bois de Boulogne che ricorda il sacrificio di 35 giovani uccisi dalla Gestapo nel 1944. Un collegamento diretto con la Francia che ha sofferto, che si è ribellata all’invasione naziata e che ha trovato nel generale de Gaulle, come ha voluto ricordare Sarkozy, l’uomo che ha salvato due volte la repubblica. Subito dopo andrà a Berlino per il suo primo colloquio internazionale da presidente francese con il cancelliere tedesco Angela Merkel.

Due giornaliste nominate consiglieri politici Catherine Pegard, 52 anni (Le Point), e Myriam Levy, 44 anni (Le Figaro), raggiungeranno come consiglieri l’una Nicolas Sarkozy all’Eliseo l’altra il futuro primo ministro a Matignon. Lo afferma oggi Le Monde. Queste nomine arrivano «in un clima di sospetto nei confronti della stampa e dei giornalisti politici», commenta Le Monde. Durante la campagna elettorale alcuni giornalisti sono stati «sospettati per i loro supposti legami con il potere» e «di mostrarsi troppo indulgenti con Nicolas Sarkozy».