Sarkozy porta le banlieue al potere Fadela e Rama sono la rivoluzione

Tra i nuovi vice ministri una, musulmana e di sinistra, la chiamano «la Gandhi delle periferie», l’altra, giovane e bellissima, arriva dal Senegal

È di origine maghrebina, come il ministro della Giustizia Rachida Dati, ma Fadela Amara ha dietro di sé una storia ancor più bella e coinvolgente. I francesi la conoscono come la «Gandhi delle periferie» e da ieri è vice ministro per le Politiche urbane. Un altro colpo di genio di Sarkozy, capace di cooptare nel suo governo, che è di centrodestra, alcune delle più brillanti figure del centrosinistra o di rompere tabù nominando una donna di colore al governo; si chiama Rama Yade, è giovane, bella, di origine senegalese, ed è sottosegretario ai diritti umani.
Ieri la protagonista è stata lei Fadela, 43 anni, figlia di immigrati algerini, sbarcati in Francia nel dopoguerra. Destinazione: uno dei quartieri più squallidi di Clérmont-Ferrand. La casa è piccola, i figli tanti, dieci; la disciplina, in casa, ferrea, come esige la tradizione kabila, soprattutto per le ragazze, il cui futuro pare già scritto: stare in casa, sposarsi e far figli.
Ma Fadela è una ragazza sveglia. E ribelle. All’età di 14 anni assiste a uno dei due episodi che cambierà la sua vita: un camion travolge, uccidendolo, il fratellino Malik. Ma i poliziotti, anziché arrestare l’autista lo difendono, malmenando chi in quel momento soffriva più di ogni altro: i suoi genitori. Fadela è sconvolta ed è furiosa; decide che da quel momento si sarebbe battuta contro le ingiustizie, soprattutto quelle subite dai francesi dal cognome arabo e dalla pelle olivastra; francesi di serie B.
Quel temperamento, rancoroso e tutto fuoco, avrebbe potuto indurla a scelte radicali, a credere che la violenza potesse essere il modo più efficace per difendere i propri diritti. Ma Fadela adorava leggere. E da bambina, prima che Malik fosse ammazzato, trascorreva ore e ore immersa nei libri, per sfuggire a un padre amato e temuto. Scoprì così Martin Luther King e, soprattutto, Gandhi, che divenne il suo idolo. Lei, musulmana, il giorno della tragedia prese a modello un pacifista indù; imparando a controllare la rabbia e a usare sempre e solo metodi pacifici.
Due anni dopo entra in un’associazione di quartiere; poi, maggiorenne, aderisce a Sos Racisme, di cui diventa uno dei principali dirigenti per la difesa delle donne.
Il secondo grande episodio della sua vita avviene nell’autunno 2002, quando una ragazza, Sohane, viene torturata, violentata e bruciata viva da una banda di teppisti. Dove? Alle porte di Parigi, nel cuore della ricca e progredita Francia. Fadela conosce bene le periferie, sa che quell’episodio è il segnale di una situazione ormai fuori controllo e di cui le ragazze sono le principali vittime. Decide di reagire. Nel febbraio 2003 convince otto amiche a organizzare una marcia di protesta in quei quartieri. Sembra una follia e invece qualche settimana dopo sono migliaia i giovani che sfilano al suo fianco. Non solo donne, anche tanti ragazzi decisi a dire basta.
Sullo slancio la Amara fonda l’associazione «Ni putes ni soumises» («né puttane né sottomesse»), con la quale, in quattro anni, convince un numero impressionante di giovani a ribellarsi alle logiche del clan. Rivaluta la polizia, scopre l’ipocrisia di certi intellettuali di sinistra, pronti a sottoscrivere manifesti di condanna contro stragi commesse in Paesi lontani, ma latitanti quando si tratta di battersi in prima persona e di rischiare a pochi chilometri dalla Tour Eiffel. Il Partito socialista la blandisce, ma lei si tiene a distanza; persuasa che il suo ruolo fosse sul terreno a redimere giovani delinquenti. Non ama la partigianeria, odia i pregiudizi e dialoga con tutti anche con la destra di Sarkozy. Non avrebbe mai immaginato che proprio lui un giorno di metà giugno l’avrebbe portata al governo. A Gandhi questo finale sarebbe piaciuto moltissimo.