Sarkozy sfida i sindacati sulle pensioni privilegiate Francia a rischio paralisi

Oggi sciopero dei trasporti contro la riforma previdenziale decisa dal presidente. Ma il 55 per cento dei francesi è contrario alle agitazioni

da Parigi

La giornata di oggi è quella dello scontro frontale tra il presidente francese Nicolas Sarkozy e un’opposizione sindacale-studentesca fortemente condizionata dalla strategia politica dei partiti di sinistra. La posta in gioco è in primo luogo la riforma delle pensioni: i ferrovieri, i dipendenti dei trasporti pubblici urbani e quelli di altri settori (elettricità, gas e anche teatri d’opera di Parigi) continuano a beneficiare di un vecchio privilegio: lasciare il lavoro (col massimo della pensione) a un’età compresa tra i 50 e i 55 anni.
In campagna elettorale Sarkozy aveva annunciato il suo programma: rendere uniforme la situazione dei francesi sul fronte delle pensioni, allineando il trattamento dei ferrovieri e degli altri «regimi speciali» su quello del resto dei lavoratori transalpini (che hanno il massimo della pensione solo con 40 anni di contributi). Ora i ferrovieri sono sul sentiero di guerra. Lo sciopero indetto per oggi - su iniziativa soprattutto della centrale sindacale comunista Cgt - potrebbe durare a lungo. La Francia rischia la paralisi, tanto più che i guidatori di autobus e metropolitane diserteranno anch’essi il lavoro chiedendo la pensione a 55 anni d’età.
Moltissime persone hanno cancellato gli impegni per la giornata di oggi e si preparano a restare tranquillamente a casa. Sperano che domani sia davvero un altro giorno. Vedremo.
Secondo un sondaggio pubblicato dal quotidiano Les Echos, il 55 per cento dei francesi è contrario allo sciopero dei dipendenti pubblici.
I sindacati hanno organizzato manifestazioni in tutta la Francia con l’appoggio dei partiti di sinistra, in cerca di una rivincita contro Sarkozy. La partita si gioca anche nelle università, dove la tensione è alle stelle. Le università semiparalizzate sono una quindicina. C’è confusione in due grandi atenei della regione parigina: la Sorbona e soprattutto Nanterre. In quest’ultima università ci sono stati ieri incidenti e pesanti polemiche tra gli studenti favorevoli e contrari al blocco dei corsi. I primi dicono che l’attuale riforma sull’autonomia delle università favorisce alcune sedi a scapito di altre, considerate meno prestigiose e destinate - secondo loro - a beneficiare in futuro di minori sovvenzioni. I secondi replicano che il modo migliore per favorire le università private è quello di paralizzare gli studi in quelle pubbliche. Oggi i sindacati studenteschi (soprattutto il principale, l’Unef, vicino al Partito socialista) prevedono di manifestare insieme ai ferrovieri. Potrebbe esserci anche il tentativo di occupare alcuni atenei, e non sono affatto esclusi interventi della polizia. Già ieri la situazione è stata tesissima a Rennes, in Bretagna, dove alcuni giovani con spranghe di ferro hanno tentato di bloccare l’ingresso agli studenti, dopo che questi avevano deciso la prosecuzione dei corsi universitari.
La Francia è in ebollizione e Sarkozy (la cui popolarità - pur essendo scesa di sette punti in un mese - è ancora del 54 per cento) s’impegna su tutti i fronti. Ieri il capo dello Stato ha tenuto come previsto un discorso al Parlamento europeo e al suo ritorno all’Eliseo ha poi ricevuto esponenti delle parti sociali nel vano tentativo di evitare in extremis lo sciopero di oggi. Rivolgendosi agli eurodeputati, il capo dello Stato ha ribadito con grande determinazione il suo rifiuto all’ingresso della Turchia nell’Ue, circostanza che a suo avviso snaturerebbe le caratteristiche politiche e anche geografiche di quest’ultima istituzione.
Sarkozy ha delineato a Strasburgo gli elementi essenziali della strategia della Francia in occasione del suo semestre di presidenza dell’Unione, a partire dal prossimo luglio. In tale prospettiva Sarkozy ha sottolineato l’importanza di due elementi: la costruzione di un’autentica politica europea della difesa e la ricerca di una strategia comune sul terreno dell’immigrazione. Sarkozy ha messo tutti i Paesi europei - in particolare i firmatari del trattato di Schengen - di fronte a un problema: se viene praticato il principio della libera circolazione delle persone in ambito comunitario, occorre che nessuno possa proclamare una sanatoria degli immigrati clandestini senza il consenso degli altri Paesi, dove quelle stesse persone potrebbero in seguito emigrare.