Sarkozy, «shopping» in Italia: dopo Bassanini chiama Monti

Il presidente francese chiede anche a loro due di studiare ricette che aumentino la flessibilità del lavoro

da Milano

La «rupture» dello statalismo passa dall’Italia. Il presidente della Repubblica francese Nicolas Sarkozy ha affidato (anche) a due italiens, Mario Monti e Franco Bassanini, lo studio di misure in grado di liberare la crescita economica.
Machiavelli batte Napoleone insomma, e si mette al lavoro con il «principe gollista», per analizzare gli ostacoli allo sviluppo delle imprese e far funzionare meglio «il mercato di beni e servizi».
Qualcosa in più di una riforma del mastodontico e centralizzato apparato statale transalpino: oltre 5 milioni di dipendenti che solo in stipendi costano il 3,5% del prodotto interno lordo. Sarà per questo che alla scelta di Bassanini (padre della corposa e in gran parte inattuata riforma della pubblica amministrazione italiana) si è aggiunta ieri quella dell’economista, ex commissario europeo alla Concorrenza, rettore - e poi presidente - della Bocconi.
La commissione nominata ieri dal Consiglio dei ministri, e presieduta dall’ex consigliere speciale di Mitterrand Jacques Attali, entro la fine di novembre dovrà presentare al «liberale colbertista» Sarkozy (definizione dello stesso Monti) la «ricetta» per aumentare la mobilità di lavoro dei francesi.
Fra i membri figurano anche Ana Palacio, ex ministro degli Esteri di Aznar in Spagna, e una serie di personalità di varia estrazione professionale e politica: da Pehr Gyllenhamar, ex presidente di Volvo, a Peter Brabeck, patron del gigante alimentare Nestlé, da economisti come Philippe Aghion (Harvard) e Jean Philippe Cotis, a editorialisti come Yves de Kerdrel (Le Figaro) ed Eric Le Boucher (Le Monde).
«Se una personalità come Monti e un ex ministro del centrosinistra come Bassanini possono lavorare insieme a Parigi - ha detto ieri Attali - credo che potrebbero farlo anche in Italia. Io sono onorato di averli nella mia commissione».
Bassanini - che si occuperà di Stato e piccole imprese - è stato praticamente escluso dal Parlamento italiano dal suo partito, i Ds, che lo hanno ricandidato in fondo alla lista.
Anche la sua riforma è stata abbandonata: «Il governo Berlusconi l’ha rispettata all’80% - ha ammesso il costituzionalista - questo esecutivo invece è andato nella direzione opposta». Fin dallo spacchettamento e moltiplicazione dei ministeri: «Non bastavano le poltrone», ha commentato amaro con Panorama.