Sarkozy si fa perdonare le gaffe con le letterine

Per riparare alla gaffe scrive a mano a Netanyahu. E gli promette a sorpresa pugno duro con l’Iran

Sogna una politique de grandeur, ma per ora gli riesce assai meglio quella del gaffeur. Dopo essersi amabilmente auto invitato nel nostro Paese per spiegarci - forte della sua esperienza con Carlà - come sistemare anche il resto de les italiens, l'intraprendente Nicolas Sarkozy, cerca ora di mettere una pezza sulle sue gaffe medio orientali. Fino a una settimana fa il premier israeliano Bibì Netanyahu sembrava il suo più detestato interlocutore. Un incallito mentitore. Uno spregiudicato bugiardo. Uno capace di tirarlo matto a furia di balle. Almeno così giuravano di avergli sentito dire i giornalisti che al G20 di Cannes avevano origliato una sua conversazione con il presidente americano Barak Obama finita nel circuito della traduzione simultanea. Ma evidentemente quei ficcanaso di colleghi c'avevano sentito male.

La verità è tutt'altra. Per capirlo basta scorrere la letterina, vergata di proprio pugno e intrisa d'amorosi sensi, che il presidente francese indirizza al tanto deprecato Bibì. Una lettera scritta a mano dall'inquilino dell'Eliseo la cancelleria francese e quella israeliana non la vedevano dai tempi della guerra di Suez. Una lettera di un presidente a un premier straniero conclusa dalla frase «con amicizia» entra raramente nell'archivio dei documenti o dei convenevoli di Stato. E invece «et voilà», eccola qua. La letterina riparatrice, dal sapore così amabilmente retrò, arriva a Bibì portata in palmo di mano dall'ambasciatore francese a Tel Aviv Christophe Bigot. Ma più della forma è stupefacente la sostanza. Pur di rimediare alla terribile cantonata di Cannes Nicolas non esita a gettar alle ortiche la più consolidata politica del proprio governo. Fino a sei giorni fa il ministro degli Esteri di Parigi Alain Juppe si sgolava per far capire a tutti che la Francia non avrebbe mai assecondato eventuali iniziative israeliane troppo bellicose nei confronti di Teheran. Ora invece Sarkò sembra pronto a trasformarsi nel fedele scudiero di Bibì. Tanto per incominciare - chiarisce l'apprendista De Gaulle - le uniche vere balle sono quelle di Teheran. «Bugie propagandistiche» - spiega il presidente, diffuse solo per coprire la corsa all'arma nucleare. Bugie che la Francia è pronta a smascherare correndo prima alla riunione dei governatori dell'Agenzia internazionale dell'Agenzia Atomica di questa settimana e, subito dopo, presentando al Consiglio di Sicurezza un pacchetto di durissime sanzioni anti iraniane. Sanzioni inflessibili e ineludibili, giura Nicolas. Sanzioni capaci di paralizzare tutte le operazioni della banca centrale di Teheran e di bloccare tutti i suoi acquisti di armi. Insomma roba seria. Roba capace di far tremare le ginocchia agli ayatollah.

L'unica cosa che Sarkò non ci spiega è come riuscirà a farle approvare vista la scontata e prevedibile opposizione di Cina e Russia. Ma queste son bagatelle, dettagli, su cui non si sofferma. O meglio, non ci pensa lui perché ci sta lavorando l'altro protagonista della conversazione delle gaffe. Obama, l'amico a cui Sarkò confessava tutto il fastidio per le balle di Bibì, ha infatti approfittato di un summit del Pacifico per intavolare una serie di difficilissimi colloqui dietro le quinte con il presidente russo Medvedev e con quello cinese Hu per cercar di spianare la strada a nuove sanzioni. Ma la situazione è complessa ed il tempo assai scarso. Nessuno, Obama per primo, sa quanto a lungo Israele sia disposto ad aspettare prima di lanciare una serie di operazioni militari contro le installazioni nucleari iraniane. E così mentre il presidente francese cerca di far l'accomodante e metter una pezza alle proprie battute il mondo rischia di ritrovarsi ad un passo dallo scontro con Teheran. Insomma occhio alle mosse del gaffeur Nicolas. Quello pur di rifar la pace con Bibì rischia stavolta di portarci alla guerra con gli ayatollah. Invece di «rimettere in riga» noi italiani rischia di guidare la corsa del mondo alla guerra. Con la Libia ha già fatto parecchi danni. Con l'Iran potrebbe riuscirgli anche peggio.