Sarkozy sorprende ancora La Francia è tutta con lui

Ex avversari politici ed esperti
italiani per fare le riforme,
linea dura contro il crimine, "castrazione" per i pedofili. Il 78% dei cittadini
appoggia l’azione del
governo sulla sicurezza. Molto alto il sostegno anche per quanto l'immigrazione e la disoccupazione.<strong><a href="/art.pic1?ID=201756"> La Royal lo critica ma ammette: vuole davvero le riforme</a></strong><br />

Parigi - È tempo di bilanci per Nicolas Sarkozy, 52 anni, reduce da un’estate iperattiva, in cui ha colto l’occasione delle vacanze nel New Hampshire per incontrare George Bush. Oggi il settimanale Dimanche Ouest France (tabloid domenicale, che è di gran lunga il primo quotidiano francese per numero di copie vendute) va in edicola con un sondaggio confortante per Sarkozy e per il suo governo, guidato dal primo ministro François Fillon. Sul terreno della sicurezza e su quello della difesa dell’ambiente, il governo ha l’appoggio rispettivamente del 78 e del 63 per cento dei francesi, con un incremento del 15 e del 17 per cento rispetto al precedente esecutivo, guidato da Dominique de Villepin. Elevata è la fiducia dei francesi verso Sarkozy anche sul terreno della gestione dei problemi legati all’immigrazione e su quello della lotta alla disoccupazione. Forte di questa popolarità (due francesi su tre lo vedono con favore), Sarkozy apre la riflessione pubblica su due temi fondamentali: le riforme istituzionali (la commissione ad hoc è presieduta dall’ex primo ministro Edouard Balladur e include l’esponente socialista Jack Lang) e la «liberazione» delle forze atte a favorire lo sviluppo economico. Quest’ultima commissione, che dovrebbe studiare tra l’altro un’ampia riforma del sistema amministrativo, verrà presieduta da Jacques Attali, ex braccio destro dell’ex presidente François Mitterrand, e includerà alcuni studiosi internazionali tra cui gli italiani Franco Bassanini e Mario Monti. Ecco i temi su cui Sarkozy si è maggiormente impegnato dallo scorso 16 maggio, quando è salito all’Eliseo succedendo a Jacques Chirac.
POLITICA INTERNA
Le parole chiave dell’azione di Sarkozy in questo settore sono due: autorità e apertura. Autorità nel senso che ha voluto mantenere la sua promessa fondamentale della campagna elettorale: ripristinare il prestigio dello Stato in un Paese in cui l’opinione pubblica teme stiano tramontando molte certezze, a cominciare da quella del diritto. Di qui il rigore di Sarkozy sul terreno giudiziario e la sua scelta di rompere la tradizione degli sconti di pena legati alla festa nazionale del 14 luglio. Alcuni fatti di cronaca (come le violenze sessuali di un pedofilo recidivo ha perpetrato a Ferragosto su un bimbo di 5 anni) hanno spinto Sarkozy a usare toni molto duri. Ecco alcuni punti della sua strategia: 1) certezza della pena; 2) particolare severità nei confronti dei recidivi; 3) i minorenni recidivi devono a loro volta scontare una pena, anche se in istituti particolari; 4) i condannati per reati sessuali possono ritrovare la libertà, una volta scontata la pena, solo se si sottopongono a particolari terapie, che possono giungere fino alla «castrazione chimica»; in caso contrario verranno trattenuti in speciali ospedali-carcere; 5) sul terreno dell’immigrazione, rafforzamento del principio secondo cui la Francia ha il diritto di scegliere coloro che vengono a lavorare entro le sue frontiere; 6) aumento delle espulsioni degli immigrati clandestini; 7) nessuna sanatoria.
Su queste basi non era facile per Sarkozy costruire la sua apertura verso una serie di ex rivali politici. Invece c’è riuscito e si è trattato del suo vero «colpo da maestro». Ben sei ex socialisti fanno parte del governo di centrodestra. Tra essi un esponente storico della sinistra francese: Bernard Kouchner, ministro degli Esteri. Inoltre Hervé Morin, braccio destro del centrista François Bayrou, è divenuto ministro della Difesa. Le poltrone agli ex avversari hanno creato qualche malumore nell’Ump, il partito di Sarkozy. Ma il controllo presidenziale su questa forza politica è ferreo e così nessuno ha osato spingere le proteste oltre al limite del mugugno.
POLITICA ESTERA
In campo europeo Sarkozy ha visto materializzarsi la sua proposta a favore di un «minitrattato» al posto del vecchio testo costituzionale, che la Francia ha bocciato con un referendum nel 2005. Al termine della presidenza di turno tedesca dell’Ue, lo scorso giugno, è stato raggiunto un compromesso su un «trattato semplificato», come lo stesso Sarkozy ha deciso di ribattezzare la sua proposta. Gli altri partner hanno - più o meno volentieri - sostenuto questa idea, visto che l’Eliseo è stato chiarissimo: solo in quel caso la Francia avrebbe garantito la ratifica del nuovo testo.
Rispetto agli Stati Uniti, Sarkozy si fa forte del fatto che sia lui sia Kouchner sono stati nel 2003 tra gli esponenti francesi meno critici verso Washington sulla guerra in Irak. Il colloquio di Sarkozy con Bush, nella residenza di campagna di quest’ultimo nel Maine, e il viaggio di Kouchner a Bagdad fanno ipotizzare un aiuto di Parigi agli Usa per uscire dalla palude irachena, ma quell’aiuto non sarà certamente gratuito: la Francia vuole che tutto passi per l’Onu e vuole far implicitamente riconoscere il proprio status di potenza. Sarkozy ha inoltre tratto un evidente beneficio politico dalla missione di sua moglie Cecilia in Libia, per ottenere in luglio la liberazione delle infermiere bulgare, condannate a morte da Tripoli.
ECONOMIA
Questo è stato, con la giustizia, il terreno fondamentale delle riforme di Sarkozy, che ha fatto approvare in luglio dal Parlamento la legge sulla regolamentazione degli scioperi nei trasporti pubblici: un testo che nessun governo francese era mai riuscito a varare. Un’altra riforma importante approvata è quella per la defiscalizzazione degli straordinari, che in pratica vanifica le leggi socialiste sulle 35 ore: la facilità di prolungare l’orario lavorativo ne favorisce ormai la flessibilità. Un piccolo scivolone c’è stato nel caso della legge sulla defiscalizzazione degli interessi sui mutui per la prima casa, che è stata approvata ma che dovrà essere modificata: Sarkozy voleva avesse un effetto retroattivo, cosa che è stata bocciata dal Consiglio costituzionale. L’economia è il settore oggi più insidioso per Sarkozy, che - per rispettare gli impegni di bilancio in ambito europeo - deve ridurre la spesa pubblica e non vuole rimpiazzare i 22mila statali che ogni anno vanno in pensione.