Sarkozy tenta la via della pace con Pechino

Il presidente francese ha inviato in Cina tre emissari per ricucire i
rapporti con la superpotenza asiatica, deteriorati dopo le proteste
contro Parigi dei giorni scorsi

Parigi - Nella guerra fredda tra Parigi e Pechino entra in scena Nicolas Sarkozy. Il presidente francese ha inviato in Cina tre emissari per ricucire i rapporti con la superpotenza asiatica, deteriorati dopo le proteste contro Parigi dei giorni scorsi. Ieri è giunto a Shanghai il presidente del Senato francese, Christian Poncelet, e nei prossimi giorni è previsto l'arrivo dell'ex-premier, Jean Pierre Raffarin, e di Jean David Levitte, consigliere diplomatico del presidente francese. Per calmare le acque delle proteste cinesi contro i grandi marchi transalpini, Sarkozy ha spedito una lettera al presidente cinese, Hu Jintao, in cui sottolinea «l'importanza che la Francia attribuisce alla sua partnership strategica con la Cina».

Il tentativo, insomma, è quello di ricucire i rapporti con Pechino e di placare la protesta che da settimana scorsa ha preso di mira i grandi brand francesi presenti in Cina come Louis Vuitton, Givenchy, l'Oréal, ma, soprattutto, Carrefour. La catena di ipermercati, presente in Cina con 112 punti vendita e 280 hard discount frequentati da due milioni di clienti, è colpevole a giudizio dell'opinione pubblica cinese di sostenere la causa tibetana e appoggiare il Dalai Lama. Il proposito di Sarkozy di calmare le acque non serve, però, a fermare la contestazione contro il gigante transalpino del retail che proprio ieri si è estesa a nove città cinesi e ha portato alla chiusura anticipata di uno dei punti vendita, a Zhengzhou, capitale della provincia centrale dello Henan.

La protesta antifrancese era esplosa nei giorni scorsi su diversi siti nazionalistici dove i cinesi avevano sfogato il loro risentimento dichiarando di volere boicottare i grandi marchi dell'industria d'Oltralpe. I rapporti tra Francia e Cina avevano subito una prima dura frenata nelle scorse settimane, dopo che Sarkozy aveva dichiarato la sua non disponibilità a partecipare alla cerimonia di apertura dei Giochi di Pechino se la Cina non avesse avviato un dialogo serio con il Dalai Lama. La situazione si è fatta ancora più tesa il 7 aprile scorso quando, nella tappa parigina del viaggio della fiaccola olimpica, l'atleta paraolimpica Jin Jing è stata aggredita dai manifestanti pro-Tibet mentre portava la fiaccola lungo le vie della capitale francese. Al suo ritorno in Cina, Jin era stata accolta dall'affetto della folla e dall'attenzione dei media. Jin Jing, che è costretta sulla sedia a rotelle dall'età di nove anni per un tumore alla caviglia che ha portato all'amputazione della gamba destra, è diventata in breve la nuova icona dell'orgoglio nazionale cinese. A lei, oggi, il presidente del Senato francese, Poncelet, ha portato una lettera del presidente con le sue scuse per quanto successo durante il tragitto della fiaccola. «Sono rimasto scioccato - scrive Sarkozy- nel vedere quel che è accaduto durante la staffetta della fiaccola. Avete dato prova di un coraggio notevole che fa onore a voi e, attraverso di voi, a tutto il vostro Paese».

La popolarità di Jin Jing è, però, in calo, nelle ultime ore, proprio tra il popolo di internet che l'aveva sostenuta nei giorni scorsi, per le sue dichiarazioni contrarie al boicottaggio delle merci francesi. «Dopo avere perso una gamba - scrive un blogger nazionalista - hai perso anche la testa».