Saronni: «Ragazzi, corridori del mondo, seguite Ivan»

«Con la sua ammissione ha fatto un regalo al ciclismo». Gimondi: «Dissi a Pantani di parlare». Motta: «Resta il mio campione ideale»

Il mondo del ciclismo si stringe attorno ad Ivan Basso, lo comprende, lo coccola, non lo vuole lasciare solo, proprio come per primo ha chiesto il presidente federale Renato Di Rocco. Come un padre, Felice Gimondi cerca di capire: «Mi spiace come ex corridore e come padre nel vedere così a terra un ragazzo che avrei voluto come figlio. E lo dico chiaro: Ivan resta un ragazzo pulito. Se le autorità spagnole avessero lavorato con coerenza e precisione, avrebbero aiutato tutte le federazioni ad agire con fermezza, forse ci sarebbe stata una moratoria, chi doveva pagare lo avrebbe fatto ed oggi parleremmo solo di ciclismo pedalato. Gli errori li commettono tutti, anch’io l’ho fatto. A suo tempo dissi a Marco Pantani di parlare, ma non mi ascoltò, Ivan ha fatto bene a farlo. Ed ora preoccupiamoci dell’uomo Basso, del tormento che ha affrontato. L’atleta è giusto che paghi ma è altrettanto giusto che torni. E non dimentichiamo che parte della pena Basso l’ha già scontata...».
Beppe Saronni, team manager della Lampre Fondital, ammette con onestà: «Non mi nascondo dietro un dito, sono stato tra i più critici nei confronti di Ivan e dell’Operacion Puerto. Ma oggi voglio pensare all’uomo Basso e non riesco neanche a immaginare cosa stia provando e cosa passi in queste ore nella sua mente. Io ho provato lo sconforto e la rabbia di Strasburgo, ma oggi voglio provare a capirlo di più. So che la sua non è stata una decisione facile, per questo oggi lo capisco e lo consolo. Anche in questa brutta faccenda dobbiamo trovare il lato positivo, e allora sapete cosa dico? Seguite Basso, ragazzi; seguite Basso, corridori del mondo. Con la sua ammissione, Ivan ha fatto un grande regalo al ciclismo, oggi Ivan è più campione di prima. Il ciclismo sbeffeggiato e deriso, sta facendo piazza pulita sacrificando i suoi uomini migliori, ma nell’Operacion Puerto sono coinvolti calcio, atletica e tennis, lo sanno tutti ma nessuno si muove. Anche per questo dico che il ciclismo esce da questa vicenda a testa alta e Ivan Basso con lui».
C’è amarezza anche nelle parole di Gianni Motta: «Mi spiace molto quanto è successo, perché io credo e credevo in Ivan, era il mio campione ideale. Sono convinto, purtroppo, che si sia adattato a quello che fanno tutti: avrebbe vinto comunque, magari facendo un po’ più di fatica. Spero solo che le autorità non infieriscano su di lui, spero che non gli taglino la testa; voglio pensare che tornerà presto, perché è un piacere e una delizia vederlo pedalare».\