Dopo Sarpi altre piccole Chinatown crescono

La disposizione, lunga e tormentata, di «regolarizzare» i cinesi di via Paolo Sarpi, creando una zona a traffico limitato, (rivelatasi poi anche uno dei fattori di quel caos automobilistico che ora regna tutto attorno) può essere indubbiamente un fatto positivo. Ma il fenomeno cinese non si esaurisce certo tutto qui, né nella dislocazione dei grossisti nei padiglioni del centro Girasole di Lacchiarella, perché questa popolazione, che le statistiche dicono vada espandendosi sempre più nella nostra città, per sua natura ha un fiuto commerciale non comune e quindi si sta muovendo verso tutta una serie di altre strade dove l'apertura di esercizi commerciali può dare risultati interessanti. Ecco allora via Padova, dove cresce un mercato di alimentari e di oggettistica, insieme ad un certo movimento immobiliare.
Poi la via Farini con le sue parallele e traverse, dove l'elettronica e l'informatica sono la merce più scambiata, per non parlare poi di strade commercialmente valide come via MacMahon, Pellegrino Rossi, Valtellina, o addirittura corso Buenos Aires. Ma non manca nemmeno l'hinterland perché ad esempio Monza si rivela terreno fertile per i casalinghi. Ci si accorge allora che si è posto un freno alla Chinatown di Sarpi, fatto encomiabile sotto diversi aspetti, ma non si è certo scoraggiata una vera e propria rete commerciale cinese che in momenti di crisi come questi, e non certo passeggeri, trova in larghi strati della popolazione sicuri consensi, soprattutto quando si prendono in considerazione i prezzi di vendita. Il fatto certo è che se una volta i problemi e i disagi erano tutti concentrati in un'area molto limitata, c'è ora il rischio che questi problemi vadano a «inquinare» tutta una serie di aree della città, e che non potranno certamente risolversi con la trasformazione di decine e decine di strade in zone a traffico limitato.