Sarpi, referendum sul trasloco Oggi i cinesi scoprono le carte

Scaduto l’ultimatum del Comune, alle 9 la comunità dirà se i grossisti sono disposti a trasferirsi ad Arese Rifondazione: «Meglio utilizzare lo scalo Farini»

Ore decisive per il trasferimento dei grossisti cinesi nell’area ex Alfa di Arese. Oggi i rappresentanti della comunità consegneranno a Palazzo Marino i risultati del referendum lanciato nel fortino Sarpi-Bramante-Canonica. Diverse le domande, a partire da quella sullo spostamento delle attività commerciali più «ingombranti» nel 70mila metri quadrati del capannone previsto dal piano Formigoni-Moratti. Ma anche quesiti più generali per capire quanto i cinesi ritengano giusta la «delocalizzazione». Alla vigilia nessuna indiscrezione. «Non vogliamo che girino troppe notizie, magari false - taglia corto il portavoce Hu Xiao Bing -. Parleremo davanti a tutti, ma solo quando avremo in mano i dati. E li avremo consegnati al Comune». Quattro giorni per una risposta aveva chiesto il vicesindaco Riccardo De Corato e quattro giorni sono stati. Sarebbe stato fin troppo facile dire che erano pochi, che una decisione così importante che coinvolgerà tante persone (e soprattutto tantissimi soldi) non poteva essere presa in quattro e quattr’otto. E, invece, l’impegno è stato mantenuto. Certo, ora c’è da attendere il responso. Ma sarà comunque un punto da cui partire per intavolare nuove trattative ed eventualmente prospettare altre soluzioni.
Proseguono, intanto, le reazioni della politica allo spostamento. Rema contro Rifondazione comunista che considera «giuste e comprensibili» le resistenze delle autorità di Arese. E propone di ricollocare gli esercizi del dragone nell’ex scalo Farini oggi dismesso. Oltre 500mila metri quadrati vicinissimi all’attuale Chinatown, ma destinati dall’amministrazione alla realizzazione di case ed uffici. A sottolinearlo è il segretario provinciale milanese del Prc, Antonello Patta. Secondo Patta, quella propugnata da Comune di Milano e Regione Lombardia è «un’idea estemporanea e in totale difformità con l’accordo di programma che prevede la reindustrializzazione dello stabilimento di Arese con produzioni legate alla mobilità sostenibile». Non sarebbe opportuno, chiede ancora il segretario provinciale di Rifondazione, «prevedere una Stu (Società di Trasformazione Urbana) tra Comune, Fs e commercianti cinesi che gestisca la vendita degli immobili usati in via Paolo Sarpi e il reinvestimento in nuove e più adeguate edificazioni sulle aree ex scalo Farini, trovando le opportune leve finanziarie che facilitino il buon esito dell’operazione ed evitino ogni rischio speculativo?».
«Chinatown - gli fa eco il capogruppo dello Sdi in Provincia Roberto Caputo - non è solo una questione di sicurezza. Il trasferimento potrebbe rivelarsi dannoso non solo per Arese, ma anche per l’economia di Milano. Non sono pochi i venditori ambulanti e i piccoli commercianti che si riforniscono proprio dai grossisti cinesi, senza contare i danni che questo trasferimento provocherebbe ai piccoli commercianti di Arese e dei comuni limitrofi, già duramente provati dalla concorrenza con i grandi centri commerciali».