Via Sarpi, uccide un cinese che minaccia la madre: condannato a 10 anni

Wu Dong Dong, 22 anni, era accusato di omicidio volontario. L'assassino è avvenuto in un bar karaoke nella Chinatown milanese il 3 dicembre scorso

Un regolamento di conti nella Chinatown milanese. Finito a colpi di pistola. Lo scorso 3 dicembre aveva ucciso un connazionale di 39 anni, che stava minacciando di morte sua mamma. Oggi Wu Dong Dong, cinese di 22, è stato condannato a 10 anni di reclusione. La sentenza è stata emessa con rito abbreviato, dunque con lo sconto di un terzo della pena, dal giudice per l'udienza preliminare Franco Cantù Rajnoldi. Il gup ha riconosciuto all'imputato accusato di omicidio volontario sia le attenuanti generiche, sia quella della provocazione. L'omicidio è avvenuto nel bar karaoke Pegaso di via Sarpi 60 all'angolo con via Canonica poco prima dell'orario serale di chiusura, intorno alla mezzanotte. In base a quanto ricostruito dal pubblico ministero Isidoro Palma, Chen Hongguang, la vittima, è entrato nel locale visibilmente alterato. Ha cominciato a rompere bicchieri e bottiglie, minacciando i presenti di avere con sé un coltello. In quel momento Wu Dong Dong si trovava nell'appartamento al piano superiore. Sentendo confusione nel bar gestito dai suoi famigliari, è sceso. In un primo momento la zia gli ha detto di tornare indietro, per non fomentare la violenza del 39enne alla vista di un uomo. Tuttavia, dopo circa mezz'ora, il giovane è sceso ancora una volta, trovando Hongguang che strattonava con violenza sua madre. Ha quindi afferrato un coltello dal bancone del bar e si è avventato sull'uomo, colpendolo diverse volte al torace, a una spalla e a un braccio. Hongguang è caduto riverso in una pozza di sangue. Inutili i tentativi di rianimazione da parte dei sanitari del 118 durati quasi un'ora: è morto per una lesione al polmone sinistro, lasciando la moglie e una figlia che oggi ha 17 anni. I carabinieri hanno poi identificato Wu Dong Dong come l'assassino, che poi è finito a San Vittore per ordine del gip Nicola Clivio. I suoi difensori, gli avvocati Gianluca Castagnino e Mauro Straini ne avevano chiesto l'assoluzione per legittima difesa. Il gup, però, lo ha condannato, pur riconoscendogli lo sconto di pena previsto dall'attenuante della provocazione. «Faremo appello», ha preannunciato Straini.