Sartorie, sigaraie e borse: ecco lo stile maremmano

Quando ci siamo guardati dritti nella palla degli occhi e qualcuno, non ricordo se io o se lei, ha pronunciato la fatidica parola vacanze, ho pensato con una discreta dose di piacere che quest'anno non ci sarebbero state improvvisazioni e colpi di teatro e novità dell'ultimo momento a scombinare la mia adorata monotonia estiva: per cui si andrà un po' di là al mare, per cui un po' di qua in Toscana. Un po' Francia, un po' Italia. Tanto più che quest'anno non ci sarebbero state neppure olimpiadi in mezzo a scombinare i piani come la passata estate, e neanche settimane esotiche da elargire al rientro in famiglia per espiare l'assenza olimpica di quasi un mese. Ho pensato con sollievo che non mi sarebbe toccato neppure entrare in agenzia e chiedere un last minute che non li trovo mai ‘sti last minute.
Avevo ragione. Nessuno spazio a improvvisazioni. Mia moglie aveva già pianificato tutto. Macché la solita Francia e il solito mare, stavolta caro mio si imbianca. Il che, visto che la casa è grande il giusto, ma diventa ingiustamente troppo grande se tocca a me tinteggiare, ha trasformato le mie ferie in un calvario. Prima perché ho passato alcuni giorni a escogitare diversivi vari, fra i quali a lungo il più gettonato è stato la slogatura contemporanea di entrambi i polsi. Poi perché, dato che mi si imputa di essere monotono nelle ferie, ho pensato bene di sorprendere buttando lì con tanta simpatia un «potremmo fare una settimana in Bretagna». In risposta mia moglie è uscita di casa per rientrare mezz'ora dopo con tre latte di tinta.
A quel punto mi sono arreso. «Va bene, però mi servono carta e giornali da piazzare sul pavimento e sui mobili per proteggerli da gocce e schifezze», ho detto stizzito. «Prendili nel ripostiglio» mi ha risposto. Ma di giornali vecchi in casa mia neppure l'ombra. Potenza di ipad e tablet e abbonamenti online. Certo. La mia esecuzione è stata solo rinviata. Però, lo giuro: per la prima volta ho voluto bene alla tecnologia.