Sarzana riscopre l’arte degli antiquari

Un'antica fortezza, un intero centro storico e l'antico in tutte le sue forme. Questi gli elementi, arricchiti ogni anno da un corollario di eventi collaterali, che scandiscono l'appuntamento a Sarzana con la XXVIII edizione della Mostra Nazionale dell'Antiquariato (Fortezza Firmafede, dal 4 al 19 agosto, ore 18-24). Un evento - a qualche settimana dal «Festival della Mente» - che negli ultimi anni si è sviluppato seguendo la linea contrazione-espansione. Da un lato, la sempre più attenta selezione degli espositori invitati alla kermesse. Sono 37, divisi tra il «Salone degli Antiquari» e la sezione «Preziosi in Fortezza», dedicata ai «dettagli» per eccellenza: gioielli e argenti, porcellane e maioliche, orologi, pizzi e bronzi. Dall'altro, l'allargamento dei confini della rassegna al tessuto cittadino, complice «La soffitta nella strada», che dal lontano '65 rinnova la tradizione antiquaria di Sarzana. Il mercato si snoda sugli antichi selciati del centro, ove tra mobili e servizi di porcellana, è possibile scovare pezzi introvabili di modernariato, abiti, stoffe e pellicce d'epoca, vinili da collezione e, ancora, gioielli etnici, tappeti e kilim. All'esposizione degli antiquari alla Fortezza e alla «Soffitta», si aggiungono gli eventi collaterali. Su un terreno comune - quando arte e cultura prendono corpo nel tessile - ma secondo tempi e accezioni differenti, si profilano le mostre «L'abito del sacro» (Museo Diocesano) sui capolavori della Cattedrale Santa Maria Assunta, e «Costumes Parisiens» (Salone del Magnifico, Fortezza Firmafede) che ritesse le trame del legame tra Sarzana, Parigi e Napoleone attraverso la moda parigina tra Rivoluzione e caduta dell'Impero. Provenienti dalla collezione di Cristina Barreto e Martin Lancaster, abiti, scarpe e accessori sono il segno tangibile di un'altra rivoluzione, che si consuma in un brevissimo arco di tempo (1799-1813). Messe alla berlina sottogonne, parrucche e soffocanti bustier, ecco la donna neoclassica: capelli raccolti in alto, perle e cammei su quegli abiti colorati e dalle linee morbide e sinuose resi celebri dalle seguitissime colonne del «Journal des Dames et des Modes», cui la collezione si è ispirata. Infine, a completare il programma, l'evento che apre il rendez vous antiquario al contemporaneo, una mostra dedicata a Luciano Massari, «Arcipelaghi» (a cura di N. Ricci), che richiama la dimensione del viaggio e la sfida verso l'ignoto, ma anche l'individuo e l'esilio. E, infatti, le sculture di Massari, già docente all'Accademia Albertina di Torino e attivo nelle cave Michelangelo al fianco di Nunzio, Penone e Nagasawa, inducono al movimento e alla riflessione. Collocate nella Piazza d'Armi, nel Maschio e nei Torrioni della Fortezza, le isole che danno vita all'installazione - con suoni e video proiezioni - hanno linde carni marmoree, capaci ora di accogliere al proprio interno dell'acqua, adesso di evocare il fuoco e la polvere, scandendo il passo dei visitatori tra antico e contemporaneo.