Sashimi e sabor do Brasil all’Artigiano in Fiera il primo assaggio di Expo

Tre milioni di visitatori e tremila espositori da 110 Paesi del mondo. Intiglietta, presidente di GeFi: "È il lato buono della globalizzazione"

Cappelli di lana cotta, pentole di peltro, kimono, tappeti persiani, borse di cuoio, lampade di carta, spille e gioielli. E ancora strumenti musicali, ceramiche cinesi, raku. Il tutto rigorosamente fatto a mano. E ancora sushi e sashimi, profumi di cucina thai si mescolano all’aroma del kebab. Preferite una tazza di thè alla menta con dolcetti al miele e pistacchio? Troverete anche questo. Wurstel e crauti? Pure. Per fare il giro del mondo basta scendere a Rho Pero, dove si è chiusa ieri la quindicesima edizione di Artigiano in Fiera.
«Il volto buono della globalizzazione» come l’ha definita Antonio Intinglietta presidente di GeFi, la società che organizza la mostra mercato che si vanta di essere la più grande del mondo nel settore, ha numeri da record: oltre 3 milioni di visitatori, più di 2.900 espositori provenienti da 109 Paesi del mondo, 32 dell’Europa e 77 dal resto del globo. Numeri che rappresentano ormai un trend consolidato: anche lo scorso anno era stato raggiunto l’obiettivo dei tre milioni di visite, con una crescita significativa di visitatori provenienti in particolare da Lombardia, Piemonte, Emilia Romagna, Liguria e dal Canton Ticino.
La mostra mercato di strada che ha fatta parecchia se si pensa che alla prima edizione nel 1996 «alla vecchia Fiera - ricorda Intiglietta - parteciparono 700 espositori. In gran parte lombardi, il 40 per cento italiani, il 10 europei». Ora la fiera si è affermata come un appuntamento imprenscindibile dello shopping natalizio, ma non solo. «È diventato un appuntamento tradizionale, atteso e amato dai cittadini un po’ come lo era stata la Fiera Campionaria nei suoi anni d’oro - il commento del sindaco Letizia Moratti - una vera festa per tutta la città».
Sotto le vele di Fuksas è stato possibile non solo assaggiare le specialità delle cucine del mondo, grazie ai 44 ristoranti tipici e 6 aree di degustazione, ma anche assistere agli spettacoli folkloristici, conoscere usi e costumi dei popoli dell’altra parte del pianeta, ascoltare un concerto o osservare gli artigiani al lavoro. Degli oltre 2.900 espositori, infatti, quasi 1.750 sono italiani, di questi più di 500 solo nell’area Lombardia. Un mondo ricco di creatività, e prezioso, se si pensa che le 265.301 aziende lombarde che trainano l’economia della regione sfiorano il 20 per cento delle imprese artigiane italiane.
Un centinaio di artigiani «all’opera» si sono susseguiti nelle varie «Piazze dei Mestieri» durante tutto il periodo della fiera: veri e propri laboratori di artigianato attivi durante tutti i 9 giorni di manifestazione. In altri spazi, invece, il pubblico diventa protagonista: nel laboratorio dell’Ecomuseo della Val Taleggio, gestito dalla Comunità montana locale, ci si può cimentare - tramite una installazione multimediale e con gli attrezzi appositi - nella lavorazione del taleggio.
«Questi dati documentano il fatto - spiega Antonio Intiglietta, Presidente di Gestione Fiere - che L’Artigiano in Fiera, oltre ad essere una reale opportunità di occupazione per i giovani e di sviluppo per l’impresa artigiana, è un vero e proprio evento culturale, un appuntamento caratterizzato da un clima ordinato di festa e positività. Siamo, infatti molto soddisfatti, non tanto per i dati “numerici” in sé, quanto per la positività di esperienza che da essi traspare. Una positività che è il cuore dell’Artigiano in Fiera e che, col passare delle diverse edizioni, si è dilatata tanto da esprimere un avvenimento che suscita lo stupore per il bello e per il buono generato dal lavoro dell’uomo».